mercoledì 9 dicembre 2009

Gli album del decennio, parte 3: Eminem - Curtain call: the hits

Non sono un esperto di hip hop, anzi visto che non mi piace non l'ho mai studiato a dovere, ma che piaccia o no è stato ed è tuttora, uno dei generi che la fanno da padrone sulla scena musicale mainstream e ha pure un gran sottobosco underground di gente che ci crede veramente.

Di recente ha perso un po' delle sue caratteristiche originarie che in effetti cominciavano a puzzare di stantio visto che tra una storia e l'altra il genere ha i suoi 20-30 anni sulle spalle (almeno, sul versante mainstream: l'underground è "true" e fedele alle radici quasi per definizione), fatto sta che nella prima metà del decennio che va spegnendosi c'era questo ragazzo che ha fatto un po' da anello di congiunzione tra le due generazioni, mischiando a dovere tradizione e rottura sia musicalmente che come immagine, visto che tolti i Beastie boys (sempre siano lodati) nessun rapper bianco era mai riuscito a farsi prendere sul serio.

Morale, prima metà degli anni '00, Raibaz è ancora ggiòvane e sta ancora forgiando il proprio gusto musicale: devo ancora riprendermi dalla sbandata colossale per il big beat e quella che all'epoca si chiamava "electronica", che mi ha segnato in maniera irrimediabile a fine '90s a colpi di pattern irregolari di percussioni, insegnandomi che c'è altro nella vita oltre al "four-to-the-floor", per cui sono quanto mai vulnerabile al "tun tun pa, pa-tun tun pa" e Slim Shady mi prende in piena faccia usandolo in combo con uno splendido sample di una cantante meteora che conoscevo solo come "la sorella di Sister Bliss dei Faithless":



(Non ci ho perso troppo tempo, ma pare che la versione "non-MTV" del video, quello che non ha una parola si e una no censurata, sia stata sottoposta a damnatio memoriae, visto che non l'ho mica trovata)

Morale, visto che Marshall Mathers ha pubblicato una discreta quantità di album nell'arco della prima metà decennio prima di perdere definitivamente la verve creativa e trasformarsi in produttore, perchè proprio il greatest hits e non tipo "The Marshall Mathers LP", o "The Eminem show"?




La realtà è che la produzione discografica di Eminem incarna alla perfezione uno dei fenomeni che hanno caratterizzato tutto il mercato musicale mondiale dalla comparsa dell'iTunes store in poi: l'album, inteso come serie ordinata di canzoni da comprare in blocco, è praticamente morto (per la gioia di quelli che scrivono i post sui migliori album del decennio), salvo rare eccezioni l'unità standard del mercato musicale è la singola traccia, acquistabile d'impulso a 0.99 su iTunes piuttosto che su Beatport o simili, e la prova ne è che gli album di Eminem hanno giusto tre-quattro tracce da salvare nei casi migliori e un sacco di fuffa riempitiva, e questo "Curtain call" è quello col miglior rapporto tracce buone-tracce inutili, come ovvio per un greatest hits.

Morale, all'epoca era hittissimo e stra-mainstream, al punto che ha pure vinto un Oscar, non so quantificare con precisione quanto sia stato innovativo nè influente sui successori visto che di Kanye, 50 cent e gli altri papponi con le catene al collo e i video con i troioni truccatissimi non me ne frega niente, però che cazzo, dai:



Niente da dire, chapeau.

(qui la parte 1 e la parte 2)

3 commenti:

fede ha detto...

sicuramente il miglior rappresentante della scena hip hop degli ultimi 10 anni: conosce le proprie origini e si fa produrre da dr. dre (uno veramente old school) ma altrettanto bene conosce le vie del marketing e se la spassa su mtv.

Da ricordare il siparietto in cui prendendosela con moby spara la sententia "nobody listen to techno" (che sarà oggetto di numerosi bootleg tra cui il più famoso è quello di liebing) per poi in un'intervista candidamente affermare:"Ehi io vengo da Detroit le radio trasmettono techno 24 su 24..."

PS: Dido è la sorella di Rollo e non di sister bliss ;)

Lorenzo ha detto...

Ma guarda, all'epoca quando uscì "the slim shady LP" a me piacque moltissimo, e anche Marshall Maters LP, a suo modo un disco nell'insieme più introspettivo e cupo del primo che era cazzone e beffardo.
Poi vabbè da "the eminem show" è iniziata la fase "troppo paracula" e s'è smerdato tanto.
però cazzo ...che gli vai a dire a pezzi come "guily conscience" con Dr.Dre? o "Brain Damage"? o "if i had" ?

Raibaz ha detto...

Per come la vedo io, la verità è che i momenti "alti" nella produzione di Eminem sono in effetti pochini e concentrati nei primi due, massimo tre album (da qui la decisione di scegliere il greatest hits), ma quei pochi sono veramente alti alti.

Che poi si sia smerdato tanto, non ci piove.