venerdì 4 giugno 2010

Sul primo numero di DJ Mag Italia

Questo è un post che ho in mente già da un po', forse addirittura da prima che uscisse la rivista in questione visto che, dopo averla letta, posso confermare che ha tenuto fede in pieno alle aspettative che avevo.

Già da prima dell'acquisto, infatti, i miei sentimenti verso DJ Mag Italia erano contrastanti: se da un lato c'era l'entusiasmo per la comparsa in itaglia di una rivista così autorevole (nonostante quella classificaccia dei top DJs ogni anno più vergognosa), oltretutto con articoli di un caro amico, a fargli da contraltare c'era l'ovvio timore che una realizzazione "all'italiana" rendesse l'operazione "una cagata pazzesca" (cit.), unito alla giustificata preoccupazione per una nuova rivista cartacea in tempi in cui la carta non gode esattamente di ottima salute, per di più in un settore che in itaglia non ha mai brillato per risultati di vendita (vedi il caso di Trax Italia, durata si e no quattro numeri che abbiamo comprato solo io, l'amico di cui sopra, Fede e un paio d'altri).

Sempre prima dell'acquisto, il timore della maranzata italica si faceva sentire pressantissimo, con quell'accoppiata in copertina "foto gigante dei Crookers - esaltazione gratuita per Berlino" in grado di far venire i brividi, ma ho deciso di non farmi accecare dal pregiudizio e dare comunque una chance a questo nuovo progetto, anche solo per rendere onore al merito di un'idea che, comunque la si giudichi, dimostra del coraggio.

Morale, ho dato all'edicolante (posto in cui non mettevo piede da anni) i miei treeuroemmezzo e, seduto sul sedile da lettura in ceramica, ho iniziato a spulciare le pagine della nuova rivista.

Primo lato (molto) positivo, si parla quasi solo di musica, ed è una cosa che non mi aspettavo: temevo già le interviste alle cubiste e ai vocalist, e invece c'è giusto una paginettina di "fashion" e il resto è quasi solo musica. Good.

Again, però, non bisogna fermarsi alla prima apparenza, come per la copertina: leggendo a dovere tutti gli articoli e le recensioni, si scopre che un buon 80% del contenuto è tradotto, oltretutto piuttosto male e con un numero di imprecisioni e strafalcioni oltre l'ammissibile, e che il contenuto originale è, in gran parte dei casi, di qualità inferiore pur avendo meno errori grammaticali e traduzioni sbagliate.

Ok, è vero che forse il bacino di contenuti da cui attingere volendosi concentrare sull'Italia e non volendo fare gli esterofili non è così esteso, ma c'è davvero qualcuno a cui interessa l'intervista a Intrallazzi? O la chart fasullissima di Ralf che charta Robert Hood e Marcel Dettmann? Davvero in Italia non ci sono dj o scribacchini di musica elettronica a cui far recensire i dischi più autorevoli di Andrea Pellizzari (si, quello delle iene!)?.

La "sfiga", poi, è che non tutti i contenuti sono così scadenti: tra una recensione di Tommy Vee e la chart di Albertino, infatti, ci sono le recensioni di Valletta che, per quanto abbia gusti diversi dai miei, sa sempre perfettamente quello che dice e lo dice anche piuttosto bene, anche se in questo caso il risultato è che fa apparire ancora più fuori luogo cose come la pagina dei locali più "cool" d'Italia con al primo posto l'Atlantique di Milano (eh???).

Morale: degli spiragli (molto) validi si intravedono e mi rendo conto che probabilmente non si poteva pretendere di meglio da un primo numero di un'iniziativa così coraggiosa, ma ci sono molti aspetti su cui si può, e si dovrebbe visto il nome autorevole, migliorare; a questo punto, aspetto con ansia il numero due per vedere se c'è almeno l'intenzione.

(Il mio sogno sarebbe avere qui in itaglia anche solo qualcosa di fico come la sezione musicale del Guardian, che solo oggi ha pubblicato questo e questo, ma mi sa che chiedo troppo)

3 commenti:

fede ha detto...

Amen fratello, condivido al 1001% anzi al 3003...:D

emiliano ha detto...

anch'io sono tra quelli che comprarono almeno un numero di trax italiano e...beh, stavolta non ripeterò l'errore con questo dj mag, oltretutto adesso sono in cassa integrazione!!

dimitri ha detto...

ralf che charta dettmann e robert hood mi mancava