venerdì 4 maggio 2012

Incognito - Surreal

Non sono più un regazzino, o come sostiene la mia signora quando vuole redarguire dei miei atteggiamenti che non ritiene consoni, "non ho più sedici anni": l'anno prossimo ne faccio trenta, ed è forse naturale che il mio istinto di ribellione adolescenziale, quello che per me sono stati "Music for the jilted generation" e gli Atari teenage riot (ma anche gli Stunned guys, suvvia) prima e l'hardgroove e la techno napoletana poi vada un po' scemando.

Diciamo subito le cose come stanno: il Raibaz di quindici anni fa, ma anche di dieci e probabilmente di cinque, quest'album degli Incognito l'avrebbe schifato perchè troppo fri fri, troppo cantato, troppo melodico, troppe trombe, troppo lento.

Il Raibaz di oggi, invece, lo adora alla follia, si fomenta sentendo i richiami disco di "Ain't it time", pregusta ascolti goduriosissimi di "Capricorn sun" e "The less you know" in spiaggia al tramonto e canticchia soddisfatto "Don't break me down": perchè?



Non so spiegarmi davvero quale sia il processo che mi ha portato ad apprezzare così tanto un disco che piacerà sicuramente anche ai miei genitori - orrore! Finora l'unico punto di contatto, e nemmeno sempre, era Laurent Garnier (e graziarcà, lui metterebbe d'accordo pure i puffi e Gargamella, o Moratti e il gioco del calcio), non capisco davvero se sia una cosa che sarebbe successa comunque, prima o poi, o se sia frutto di quello che ho ascoltato lungo il mio percorso di formazione musicale.

Non so se riuscirei ad apprezzare "Surreal" in un momento diverso dello zeitgeist musicale, in un universo parallelo in cui a un certo punto del mio percorso non sono arrivati, in ordine temporale, i Visionquest, i Soul clap, Greg Wilson e un'edizione del più importante festival musicale della mia città in cui gli ospiti migliori non erano dj ma gruppi con basso-chitarra-batteria (mi riferisco ovviamente agli Esperanza); non sono in grado di dire se sono arrivato ad apprezzare i cantati, le trombe e il feeling gayeggiantissimo degli Incognito in virtù di questi miei ascolti recenti o se invece è qualcosa che mi sono sempre portato dentro, molte volte anche senza saperlo, anche quando in mezzo alle missilate dei tempi d'oro della techno sceglievo sempre i dischi più funkettoni e, in fondo un pò souljazzeggianti.


Non so se "Surreal" sia un disco della madonna o semplicemente un buon disco uscito nel momento perfetto per me, ma so che mi piace un bel po' e a mio umilissimo parere potrebbe piacere anche a molti di voi miei affezionatissssssimi lettori, vista la quantità di influenze ricevute e poi restituite dal genere di cui gli Incognito sono campioni, quello che quando andava di moda si chiamava 'acid jazz': c'è dentro del jazz (ma va?), ma anche molta dell'house di quella più soulful, del funk, forse del trip hop degli inizi (quello di "Blue lines" dei Massive attack, per capirci).

Ecco, a voler fare i puntigliosi quello che gli manca è la ventata di novità, quella che ti lascia spiazzato e  magari ti allontana all'inizio per poi aprirti un intero mondo nuovo più avanti, quando dopo N ascolti finalmente hai 'fatto tuo' il disco: "Surreal" è assolutamente un disco 'easy', non cerca nulla di tutto ciò, cerca 'solo' (e dici niente) di partire da una base solida e per certi versi comoda, 'facile' per l'appunto, per costruire musica di ottima qualità.


Forse una volta avrei detestato tutta questa accessibilità in nome di un qualche elitarismo tipicamente adolescenziale (tipo quello dei pischelli che si scannano oggi per decidere se Skrillex sia o meno dubstep, tanto per dirne uno), ora invece, non so se per via di quello che ho ascoltato negli ultimi anni o se solo perchè sono invecchiato, apprezzo le figate anche quando sono più immediate, e "Surreal" è una gran figata.

7 commenti:

Fabio ha detto...

I 2 pezzi che hai postato mi piacciono! Ascolterò tutto l'album.
Non aggiungo nient'altro. Hai già detto tutto tu:)

Raibaz ha detto...

Dagli un'ascoltata, fidati, oltretutto è anche un gran bell'album nel complesso, il flusso delle tracce è molto molto ben fatto, scorre via proprio bene :)

SottoKassa ha detto...

Ricordiamo qualche appuntamento:

stasera ellen allien @ leonka

ven 6 luglio... prodigy + chase & status @HeinekenJamminFestival Rho

Raibaz ha detto...

Li sapevo già, ma Elena non mi è mai piaciuta e 70 euro per sentire i Prodigy in mezzo agli italiani in un posto orripilante non li spendo neanche morto, soprattutto dopo averne spesi la metà per vederli A WEMBLEY.

lutor ha detto...

Hanno sempre fatto musica di ottima qualità, forse ti stai ingayendo tu.
Comunque del disco anche se totalmente strumentale, il mio pezzo preferito è rivers of the sun. Ho dato un occhiata al tuo blog, apprezzo molto, anche se come gusti sono sempre stato più orientato verso black music, jazz e soulful, garage & deep house, tra l'altro cresciuto al Red Zone.

Mattia Tommasone ha detto...

Dici il vero, han fatto sempre cose più che validissime :)

Io per formazione arrivo dalla techno e me la porto dietro, ma in realtà sono blackeggiante dentro...benvenuto, comunque! :)

lutor ha detto...

Grazie per il benvenuto e aggiungo una cosa sugli Incognito, se ti capita ascolta l'album live London. La dimensione live è molto meglio dei pezzi registrati da studio, sentiti ad Umbria Jazz.