venerdì 1 giugno 2012

Perchè non dovete ignorare le pubblicità, e altri insegnamenti

La mia generazione è cresciuta in un mondo in cui la pubblicità è sempre esistita e ha sempre avuto (o cercato di avere) una posizione privilegiata al centro della nostra attenzione, per cui un po' tutti noi abbiamo sviluppato modi più o meno elaborati per sfuggirle, che vanno dalla cecità o sordità selettiva a strumenti un po' più elaborati come i vari adblocker che si possono installare su qualsiasi browser in modo da eliminare il fastidioso contenuto pubblicitario e consentirci di sopravvivere un pochino di più all'information overload di cui siamo vittime quotidianamente.

La verità, però, è che ignorare completamente ogni tipo di advertisement può non essere l'idea migliore, e la curiosa vicenda che vado a raccontarvi ne è un esempio.

Poco più di un mese fa, infatti, cazzeggiando su un popolare social network con un grosso quantitativo di utenti e (di recente) un discreto quantitativo di sbattimenti in borsa, mi imbatto in un banner pubblicitario che dice, più o meno, "Ti piace scrivere del codice? Noi qui a questo social network cerchiamo dei bravi sviluppatori".

Ora, il social network in questione è notoriamente un posto strafigo dove lavorare: giusto per dire alcuni dei motivi, ha tra le sue fila alcuni dei migliori hacker del mondo, si sono scritti internamente un sacco di cose, solo alcune delle quali (il compilatore PHP e il tool per le code review, per dirne un paio) hanno anche rilasciato opensource, lavorano a qualcosa che uso quotidianamente, che ho scoperto essere una feature assolutamente indispensabile per un posto di lavoro, e tra l'altro la sede è a Palo Alto.

Così, un sabato sera come un altro, vado a comprarmi una vaschetta di kebab e clicco sul banner pubblicitario, che punta a un problemino da risolvere con del codice in un tempo massimo; il problemino è relativamente semplice, per cui in poco più di metà del tempo prestabilito riesco a montare una soluzione abbastanza soddisfacente e a finire il kebab, dopodichè, senza pensare più di tanto alle possibili implicazioni future di quello che ho appena fatto, esco a bere come il sabato sera comanda.

Se non che, verso metà della settimana successiva, mi arriva una mail da una tizia del social network suddetto che dice "aoh figata che hai fatto il quizze, molto bravo, hai ottenuto il punteggio massimo, che me lo mandi un cv che ne parliamo?"; un cv, lo si sa, non si nega mai a nessuno, e chi sono io per negarlo a Zucherbe e ai suoi compari?

Insomma morale che il cv ovviamente glielo mando, e (un po' meno ovviamente) gli piace pure, per cui vediamo di organizzare un paio di call su Skype e/o telefono, durante le quali parliamo di quelle cose standard dei primi colloqui tipo raccontami dei tuoi ultimi progetti, perchè ti piacerebbe lavorare da noi, quanti anni avevi quando hai iniziato a scrivere del codice, blablabla, insomma le classiche domande un po' preliminari e un po' conoscitive in cui conta molto mostrare dell'entusiasmo, e la cosa mi viene piuttosto facile perchè, diciamocelo chiaramente, se non è il mio dream job questo allora non so cosa; il mio entusiasmo è evidentemente percepibile e il mio background, tutto sommato, sufficientemente figo, per cui senza nemmeno troppo sbattimento avanzo al livello successivo della quest: l'interview tecnica via Skype.

Le cose si fanno serie e gli argomenti dell'interview sono cose a cui non metto mano dai tempi dell'università, per cui decido di mettermici d'impegno e passo un po' di sere e di weekend a ripassarle, pisciando anche un rarissimo Aril Brikha a Milano, e il primo maggio (botta di culo, non devo neanche prender ferie) finalmente affronto il bossfight di turno: un'ora e un quarto di esercizi di programmazione non impossibili ma neanche banali, di cui in un modo o nell'altro riesco ad arrabattare una soluzione, ovviamente sudando come una fontana e arrivando a fine colloquio stanco come se avessi corso una maratona.

Convinto di non aver fatto schifo ma neanche di aver strabrillato, attendo pazientemente un responso, sapendo che se dovesse essere andata bene dovrei fare un altro colloquio uguale e poi in caso andare a Dublino a fare l'ultimo face-to-face e se dovesse essere andata MOLTO bene andrei direttamente a Dublino, fino a quando, all'incirca una settimana dopo, arriva una mail che dice, rullo di tamburi, che vado dritto nella terra della Guinness senza passare dal via.

Figata.

Panico.

Panico.

Devo studiare come un dannato.

E infatti nelle due-tre settimane successive ogni momento libero lo dedico allo studio, imparando a fare cose di nessuna utilità ma che fanno parte delle tipiche domande da colloquio tecnico, come invertire una linked-list in place, calcolare se due rettangoli si sovrappongono o se una stringa è palindroma o risolvere il Dutch flag problem.

Qualche settimana e non pochi sbattimenti organizzativi dopo (i visti lavorativi per gli USA sono limitati nell'anno fiscale e sono quasi finiti, per cui c'è da fare in fretta, e tra le altre cose io avrei anche un lavoro, che oltretutto ho cambiato da poco, ma che ricambierei subito di fronte a un'opportunità così), quindi, prendo un aeroplanino e vado nella città più brutta del mondo dopo Genova, coi neuroni ormai liquefatti da settimane di studio peggio che quando mi sono laureato e una comprensibilissima situazione di alta precarietà intestinale.

Per farvela breve, il colloquio face-to-face consta di quattro colloqui tipo quello che ho già fatto, però ovviamente più ostici e, come dice il nome, face-to-face (o in videoconferenza), col codice scritto alla lavagna, oltre ovviamente a una mini visita turistica negli uffici del social network e un po' di chiacchieramenti con dei nerd su cose da nerd che rendono il tutto un'esperienza estremamente piacevole e divertente, nonostante la pressione psicologica che comporta questa cosa che, di fatto, è come un provino per giocare nell'NBA per un giocatore di basket.

Finito il tutto, comprensibilmente, cedo alla pressione psicologica e passo un weekend intero a dormire, sopraffatto dalla fatica di un mese di studio hardcore e dalla tensione accumulata e poi scaricata, e a metà della settimana successiva arriva la risposta più probabile, visto che anche all'ultimo step del processo di recruiting viene comunque rimbalzato il 90% della gente.

Morale, ripercorrendo tutta la vicenda, sono partito da un banner pubblicitario e sono arrivato a un passo molto breve dalla Serie A dei nerd, scoprendo o dimostrando:

  • che non sono poi così scarso (ma evidentemente neanche così bravo, visto che sono ancora da questo lato dell'oceano)
  • che nel momento del bisogno (i giorni immediatamente prima della gita turistica in Irlanda ero in preda al terrore più cieco) ho una quantità spropositata di supporto morale a disposizione da parte degli ammisci e di supporto globale totalissimo e indispensabbbbile da parte della persona con cui ho deciso di condividere il tetto
  • che tutto sommato, andare a giocare nell'NBA, o anche solo andarci vicino, non è così impossibile (ma questo lo sapevo già, me l'aveva dimostrato un mio ex collega appena passato a un'altra squadra dello stesso campionato)
  • che la cecità selettiva o peggio ancora gli adblocker sono da evitare, perchè nelle pubblicità potrebbe nascondersi qualcosa di interessante.

9 commenti:

Veronica ha detto...

ribadisco affetto, stima e orgoglio, amico. E corro a togliere l'adblock.

Dariosh ha detto...

Porco Dighel Moffo! Ci stai dentro Frà! La prossima volta che un banner offre di fare all'ammmore in provincia di Cuneo con delle Svedesi non sarò così diffidente!

Mattia Tommasone ha detto...

Bravo Davide, vedo che hai capito :)

PICCHU ha detto...

Mai dire mai che questi ti richiamano e prima o poi fai il botto vero!

Tari ha detto...

Davvero c4zzo, Complimenti!!

Ne approfitto per una domanda: come ti tieni aggiornato?
Cioè, a parte la mega-valanga di siti che - almeno nella mia esperienza - cambio a rotazioni stagionali, qualche rivista? Libro? Corsi online??

Insomma, se hai qualche suggerimento che ritieni opportuno condividere ;)

Mattia Tommasone ha detto...

Guarda Tari, secondo me il modo migliore di tenersi aggiornati è stare a contatto con gente che abbia voglia di tenersi aggiornata: per dirti, a me una grossa spinta l'ha data, e la da tuttora, il team con cui lavoravo prima, composto da nerd all'ultimo stadio (tra cui appunto quello che ora gioca in serie A) con un'enorme propensione all'aggiornamento e all'"imparamento".

Avendo a che fare con gente così, per farti un esempio, sono stato molto più motivato a mettermi a imparare Ruby e sviluppare un plugin per Redmine che non se fossi stato "da solo".

I siti, ma anche i corsi online e in misura minore i libri, come dici giustamente tu cambiano stagionalmente e danno una spinta spesso non rilevante (direi che più che tenerti aggiornato ti tengono informato, che è sottilmente diverso), ma avere una "crew" con cui fare cose o andare alle conferenze o anche solo consigliarsi link interessanti fa veramente una differenza abissale.

IMHO, ovviamente :)

Luca ha detto...

I draft NBA son sempre più vicini di quanto sembrano, anche se pensi di essere piccolo e troppo bianco. Peccato per stavolta ma se fossi in te, sinceramente, ci riproverei in un futuro prossimo venturo.
Da questa parte dell’oceano, dopotutto, non si sta mica male.

Mattia Tommasone ha detto...

Lo so che non si sta mica male laggiù, ma il giuoco della pallacesto temo mi sia precluso per via del colore della mia pelle.

Anche se a me piace il calcio, e questo mi rende assimilabile a Steve Nash.

labrujita ha detto...

ho letto solo ora della meraviglia....non sanno cosa si sono persi...e ora mi godo il crollo verticale in borsa con più gusto :)