Francesco Tristano, Carl Craig & Moritz Von Oswald @ Club to club 2009: il report
sabato 7 novembre 2009Ci sono degli eventi in cui hai una fiducia quasi cieca, che senti crescere man mano che l'inizio si avvicina e che poi, alla fine, ti lasciano comunque estasiato indipendentemente dai piccoli glitch che succedono sempre.
Mi è successo così al primo Movement al Palaisozaki, al decimo I love techno, all'Awakenings e al Green&blue, ma mi è successo anche ieri sera.
Sarà stato quel video allucinante che avevo già postato qui, o forse i commenti estasiati di chi li aveva visti a Milano in settembre, fatto sta che avevo le prevendite da un sacco, quindici euro spesi volentierissimo, e non mi è costata alcuna fatica la megacorsa per arrivare a Torino in tempo, partendo alle 18.50 dopo l'allenamento da casa e arrivando alle 20.25 con trenta euro di benzina in meno.
O forse è stato incontrare già in fila prima di entrare tutti quegli amici che vedo raramente ma che sono una garanzia di evento di qualità: Fede, Melkio, Gandalf, Simone KK più qualche altro e anche qualche nuova conoscenza (Maxcar, piacere!), o fare - eccezionale, in itaglia! - una fila con poca gente, tranquilla e ordinata, o ancora mettere piede nella sfarzosa lochèscion dell'evento, il teatro Carignano:

Insomma, sarà stata tutta questa serie di fattori nel pre a bendispormi, non lo so, fatto sta che ero in un mood per cui anche un concerto di Califano non mi sarebbe dispiaciuto.
In realtà il mood non serviva.
Non serviva perchè quando i tre moschettieri cominciano a giostrare è l'emozione a prendere il sopravvento e il mood va a farsi fottere: l'inizio è molto intellettuale, ma suona così caldo che colpisce più il cuore che la mente.
Si capisce da subito che il lead artist è il riccioluto pianista e Carlo si occupa di supportarlo a colpi di cassa, bassate ma soprattutto di clap e ride, per cui i due hanno ampiamente modo di sfogare i rispettivi talenti (Maurizio più che fare presenza e gestire un po' il sound design non fa, ma nella sua condizione basta e avanza così e comunque un Maurizio a una mano sola è in grado di dare la pista a tanti pischelli con Ableton) anche se forse Carlo risulta un po' limitato dalla necessità di seguire Francesco, ma c'è comunque da dire che i due hanno una gran bella sintonia e si seguono a vicenda molto bene.
L'inizio del set, forse per un omaggio al moschettiere malato o forse per via del contesto molto più intellettuale che clubber, è decisamente Maurizio-style, fatto di atmosfere rarefatte, tappeti appena accennati e tanto tanto dubbettone per cui una volta tanto la classificazione di "intelligent dance music" non sembra una cazzata per vender dischi ma ci sta tutta.
Il primo quarto d'ora abbondante passa praticamente senza che ce ne accorgiamo (ma d'altronde sarà così per tutto il concerto) e ancora non s'è sentito un colpo di cassa, nè un clap, nè praticamente nulla di familiare: siamo in un territorio ancora largamente inesplorato ma accoglientissimo, in cui i ruoli previsti si invertono e Francesco con pochi accordi appena accennati fa quello algido mentre Carlo (o Maurizio, non s'è capito) ci culla a con tappeti di synth in lontananza, ma è quando finalmente Carlo decide di prendere in mano la situazione ritmica che finalmente il pubblico esce dall'impasse, con un boato contenuto per via della situazione non adatta a espressioni di fomento troppo espansive ma comunque liberatorio.
In fondo, anche se siamo più cresciuti (o più invecchiati) della media attuale, siamo sempre tutti clubber nell'animo, per cui si splendido il piano, belli i tappeti dubboni, ma un clap e un kick della 808 ci emozionano tutti come il profumo di una torta della mamma e appena Carlo ci scuote l'applauso sale senza che nemmeno ce ne accorgiamo.
Da lì in poi Francesco fa sfoggio di tutta la roba che ha a disposizione, che non è solo il piano ma è anche Ableton per effettarlo, un Minimoog e qualche altro giochino interessante che da lontano non ho riconosciuto e lo fa anche Carlo, anche se il suo arsenale appare un po' più limitato rispetto alla versatilità del genio del riccioluto che probabilmente col piano riesce anche a fare il caffè e leggere le mail oltre a tirar fuori accordi allucinanti, ma col senno di poi sembra tutto una preparazione al momento culminante del set, quella "The melody" che il pubblico riconosce fin dalle prime note e che sentita live vale il prezzo del biglietto, della trasferta, lo sbattimento, le ore di sonno perse, i km in macchina da solo, la cena saltata e avanza pure qualcosina.
Sentendola, si capisce il vero motivo per cui un'esibizione del genere ci colpisce tutti così tanto, che è che Francesco non è un pianista che suona techno, ma un artista techno che suona il piano: in lui non c'è traccia dell'ampollosità e della spocchia che hanno i pianisti di estrazione classica anche quando sono buoni solo per le colonne sonore degli spot (Allevi, anyone?), ma nelle sue vene scorre forte il sacro fuoco del groove technone in cui tutti noi ci identifichiamo e che cerchiamo continuamente dappertutto, ed è questo che porta Carl Craig e i suoi problemi col midi sync ancora più in secondo piano, visto che Francesco potrebbe reggere la scena quasi da solo o con chiunque altro a fargli da supporto, forse.
Forse.
La realtà è che per stare dietro a cotanto genio, secondo me, serve un altro genio e il fatto che Carl Craig si riduca a un appoggio che esalti le caratteristiche delle melodie di Tristano non è un limite ma anzi, probabilmente è proprio frutto della sua bravura: dove forse altri avrebbero cercato il protagonismo a costo di rovinare l'alchimia, Carlo sa che questa volta non tocca a lui comandare e si accontenta (si fa per dire) di sottolineare il ritmo dettato da Francesco a colpi di clap, senza sovrastarlo ma incorniciandolo alla perfezione.
In fondo Tristano non ne avrebbe neanche troppo bisogno, visto che con le bassate del Minimoog riesce a farci scuotere la testa come dimostra nella parte finale del set, in cui per un attimo si invertono i ruoli e Francesco si occupa del groove con le succitate bassate e accordi corti e schiaffeggianti che prendono il posto dei clap e dei piattini mentre Carlo costruisce lead minimali ed efficaci.
Ho sentito da più parti, dopo, commenti negativi legati agli sbattimenti col midi sync di Carlo, a qualche gestione dei volumi non sempre ottimale da parte dei due, a scelte troppo semplici e poco intellettualoidi di Francesco...cazzate.
E' vero, gli errori e le sbavature ci sono stati, ma forse chi si è lamentato non aveva chiaro che non ci si trovava di fronte al solito live da 50 minuti con Ableton che mette in fila tracce già pronte, ma a un concerto suonato con strumenti analogici e con una buona dose di improvvisazione, che è uno dei tanti valori aggiunti dell'esibizione di Carlo, Francesco e Maurizio, oltre alla goduria musicale, alla soddisfazione di aver visto che Maurizio, pur conciato malissimo, è in lentissima ripresa e alla meraviglia per aver scoperto un artista techno coi controcoglioni e la formazione classica come Francesco Tristano.
OrchestRaibaz, puntata #31 - Neotrance strappalacrime
martedì 3 novembre 2009Quando si dice "capitare a fagiuolo".
Avevo già pianificato un set strappalacrime che si intonasse alla giornata piovosa di oggi, per ripassare un po' a modo mio la lezione recente di James Lavelle sulla neotrance, che contenesse un sacco di melodia e di arpeggioni da pelle d'oca ma con quel poquito di groove che alla fine mi contraddistingue.
Arrivo a casa, ovviamente in ritardo, e inizio a tirare fuori dallo scaffale i dischi che potrei suonare, molti dei quali sono tornati sullo scaffale senza finire sui piatti (su tutti, "Little eternity" di Ingo Boss), sto per andare a lavarmi e mangiare prima di suonare e arriva una pessima notizia, ma di quelle veramente brutte.
Aver preparato un set così strappalacrime, quindi, capita a fagiuolo, per l'appunto: sulla ripartenza col cambio di giro di "Eskapade", o sulla melodia malinconica di Guillaume & The coutu dumonts, ma anche sul remix di Jeff Samuel che ho usato per aprire il mio primo set al Gasoline, è facile giustificare la lacrimuccia che scende con l'empatia per la musica e con l'effetto catartico, anche se non è detto che sia del tutto così.
E' questo effetto di amplificatore emotivo che ho sempre adorato nella musica e che me la fa amare così tanto.
Tracklist:
System 7 - Planet 7 (James Holden rmx) (A-wave)
Kollektiv turmstrasse - Luechtoorn (Dominik Eulberg rmx) (Musik gewinnt freunde)
Guillaume & The coutu dumonts - They only come out at night (Musique risquee)
Chordian - Closed eyes ep (Soniculture)
Kollektiv turmstrasse - Eskapade (Diynamic)
Unknown - Slammin' alanis (white)
Stewart Walker - We welcome utopia! (Jeff samuel rmx) (Persona)
Booka Shade - In white rooms (Shinedoe rmx) (Get physical)
Martin Buttrich - Cruise control (Planet e)
Jonjon - (Kollektiv turmstrasse rmx) (Balsaal)
Chymera - Ellipsis (Figure)
Chymera - Umbrella (Funk d void rmx) (Ovum)
As usual, il link per scaricare il mixato è qui, mentre qui c'è il link del feed RSS per essere sempre aggiornati quando pubblico un nuovo episodio...e da oggi l'orchestra è anche su soundcloud:
Orchestraibaz #31 by Raibaz
La GU nuova di James Lavelle
domenica 1 novembre 2009L'ho aspettata con ansia, mi sono procurato una preview copy appena possibile e dopo neanche 20 minuti di ascolto del primo cd avevo già ordinato l'edizione limited su play.com, all'abbordabilissima cifra di quattordici euro e novanta shipping included.
Bastano le prime quattro-cinque tracce del primo cd, infatti, a capire che siamo di fronte a una perla: già l'intro ci anticipa che tipo di esperienza sarà, con una voce sintetica che dice "When you listen to James Lavelle, use earphones in the dark": il primo cd, infatti, è un viaggio oscuro e cupo nei meandri della neotrance, che a differenza del porcaio su-le-mani tutto arpeggioni e pause strappalacrime da cui prende il nome è in grado di esplorare in maniera più vasta lo spettro delle emozioni umane, includendo anche il lato oscuro che Lavelle dimostra di dominare alla perfezione.
Se le prime tracce del primo cd infatti spengono la luce dell'ascolto cosciente a colpi di ambient alla Unkle, basta un attimo, un giro di percussioni sbilenche e un synth immediatamente identificabile a gettare una saetta luminosa nelle orecchie:
Da qui in poi, il buio in cui Lavelle ci accompagna è un buio accogliente e rilassante, come quello di una cameretta in cui ci si addormenta sotto il piumone dopo una giornata faticosa, ma punteggiato di luci come un cielo stellato, che a intervalli regolari impediscono di perdere del tutto conoscenza come succede di solito ascoltando gli Unkle: il remix di "Life2live" di Layo e Bushwacka! e soprattutto la traccia degli Ame con Dixon e Derrick Carter, con un groove appena accennato ma che in mezzo alle atmosfere rarefatte e ambientose sembra tiratissimo, servono proprio a ricordarci che non stiamo ascoltando un album Psyence fiction o Never never land ma un mixcd (teoricamente) registrato in un club, con dei suoni che probabilmente sentiti a mattina inoltrata farebbero venire le visioni senza bisogno di sostanze chimiche.
Il secondo cd, purtroppo, rispetta le previsioni tanto quanto il primo: il discorso è sempre "siamo in un club, non siamo in studio", per cui Giacomo Lavelli pigia forte sull'acceleratore, perdendo un po' della classe cristallina che lo contraddistingue ma dimostrando comunque di essere un superstar dj e di sentirsi a suo agio non solo con l'ambientosità ma anche con la legna, facendo una cosa che da uno come lui non ti aspetteresti mai: un mixato di minimal techno pimpumpam di quelli che anche se sai che non è cosa e cerchi di darti un tono e pensare "cazzo no dai non posso, Dubfire è un maranza" poi non ci riesci e la testa la scuoti lo stesso e ti fomenti pure un po', ma solo quando sei da solo e non ti vede nessuno.
Pare si mettano d'accordo, i signori delle compilation seriali: il Fabric annuncia Martyn, di cui a me non potrebbe fregare di meno, a chiudere una serie non felicissima con Claude Von stroke che bleah, Jay Haze noioso, Radio Slave un po' anonimo e Magda che almeno dalla tracklist dovrebbe essere la migliore delle quattro, e allora il signor GU riemerge dall'abisso di mestizia in cui era finito con la tremenda compilation di Felix da Housecat regalandoci questa perla.
Acquisto consigliato a grandi e piccini, ma occhio: il primo non è assolutamente adatto all'ascolto in macchina, visto l'effetto psicotropo...io credo la terrò in casa assieme alle altre, ma in macchina proprio non me la sento di portarla.
Bart Skils - Voltt 01
mercoledì 28 ottobre 2009Ci sono mixcd che vanno comprati non solo perchè sono belli, ma perchè fotografano un momento storico della ruota che gira dell'evoluzione musicale, perchè risentiti anni dopo ti ricordano con precisione cosa sentivi in quel momento, facendo riaffiorare magari anche qualche ricordo di party o situazioni particolari.
L'anno scorso era successo così col Fabric di Luciano, che era praticamente un'istantanea del set, sempre uguale, che il baffuto cileno proponeva nel 2008 e che andava per la maggiore; quest'anno nonostante (finalmente) si respiri un'aria molto più variegata rispetto al periodo del boom minimale il filone che attualmente domina i miei ascolti e i miei cuoricini su last.fm è quello olandese.
Ho già espresso varie volte il mio apprezzamento per la cricca di Amsterdam, non solo a livello puramente musicale ma anche perchè hanno saputo creare una scena completa, non solo con le etichette ma anche con un negozio di dischi, Outland records, e con un party, il Voltt appunto e il suo festival annuale Voltt loves summer: va da sè che all'uscita della prima compilation del Voltt mixata dal boss di casa Bart Skils non sono proprio riuscito a lasciarla nei magazzini di decks.de.
Lucio Dalla e Beppe Grillo non suonano più insieme
martedì 27 ottobre 2009Per me il djing è una cosa intimista, fondamentalmente solitaria: una delle (tante) cose che mi piacciono di mettere i dischi è che non importa quanta gente tu abbia davanti, nessuno o migliaia di persone, a comandare sei sempre tu e solo tu e sei solo tu ad avere la responsabilità di tutto.
Si ok bello condividere con gli altri la propria passione per la musica, ma la gioia e la soddisfazione di un buon set, per me, arriva principalmente da me stesso.
Morale, ci sono rimasto un po' così leggendo questa recente intervista a Ricardo su RA, in cui sostiene adora suonare back to back piuttosto che da solo, perchè è come suonare in una band e gli consente di condividere una situazione piacevole: vuoi per una questione di gusti non sempre compatibilissimi con la gente con cui mi è capitato di suonare, vuoi per un po' di sociopatia che, in fondo, contraddistingue tutti noi nerd, io non ho mai amato più di tanto il back to back, anche perchè una delle parti più divertenti secondo me è proprio quello che lo stesso Ricardo definisce "pianificare le proprie 20 mosse a scacchi", ho sempre preferito suonare da solo e giocarmi la mia partita a scacchi.
Questo non significa che non apprezzi un buon set B2B, di quelli in cui senti che c'è comunione di intenti e di visione del set nella sua totalità: i miei ammisci Naph e Carlo.c, o la (fu) boyband Alexxei'n'Nig, che hanno praticamente sempre fatto B2B, ormai riescono a proporre un set organico e coerente a differenza di tanti altri back to back raffazzonati e tirati su all'ultimo momento, anche se la palma di miglior back to back ever, non c'è storia, spetta a Robag e Soren:
I fratelli Whignomy, sentiti più di una volta, mi hanno sempre stupito, pensando con una mente sola in cui non si riesce mai a capire quale dei due sia il genio e quale la spalla, scambiandosi continuamente di ruolo, e forse quello che li distingue dal resto dei back to back è proprio questa loro poliedricità assoluta che li rende in grado di indossare cappelli diversi all'interno dello stesso set: non c'è, come spesso accade, quello dei due che fa più il melodico e quello che fa il percussivo, o quello dei due che fa l'intellettuale e quello che fa il maranza, a ogni disco Robag e Soren seguono la strada dettata dal "fratello" e ne suggeriscono una nuova, mantenendo sempre una linea perfetta.
Ora, la notizia del giorno è che dal 2010 i Whignomy bros. non suoneranno più insieme dopo 17 anni di onoratissima collaborazione, come da comunicato ufficiale sul sito.
Mi dispiace, e molto, perchè il back to back inteso come entità astratta ora perde il suo termine di paragone migliore: non riesco a immaginare un'altra coppia di dj che suoni sempre insieme e che solo insieme riesca a ottenere risultati così stratosfericamente sopra la somma delle parti, ok ci sono Ricardo e Raresh, o Ricardo e Luciano, o Luciano e Dice, ma sono come il Real Madrid dei galacticos, un assembramento di stelle a cui però manca quel pochino d'anima e di coesione in grado di fargli fare il salto di qualità.
In realtà non ho mai sentito nè Robag "Lucio Dalla" Wruhme nè Monkey "Beppe Grillo" Maffia da soli, per cui magari mi stupiscono con effetti speciali dimostrando che da soli valgono tanto quanto, ma per adesso rimane il dispiacere di sapere che il set meraviglioso del Green&Blue 08 sarà l'ultima volta che avrò sentito i Whignomy bros.
Che poi, vista l'istintiva simpatia che mi hanno sempre ispirato, sia in console che in quelle due parole scarse scambiate nel prato di Oberthausen, con Robag che scopre che arrivi dall'Italia e ti dice, in italiano "Io sono Robag!" e Soren con la benda da pirata perchè aveva preso un pacco di dischi in faccia girando per il negozio, spero davvero che non abbiano litigato, anche se non riesco a immaginarmi due orsetti paciocconi come loro che litigano.




