La ricerca musicale nel nuovo millennio

Il titolo altisonante del post di oggi introduce l'ennesima grave masturbazione mentale musicale del sottoscritto.


Il punto di partenza è l'episodio di settimana scorsa del mio podcast, quello col French touch, realizzato con in mente uno dei miei ascoltatori abituali che di French touch è un fan sfegatato: il martedì, giornata della settimana in cui raccolgo commenti e insulti da tutti i miei ascoltatori abituali (tutti e due) sui vari IM, il suddetto ascoltatore abituale mi ha fatto notare che non ho inserito nulla del cosiddetto French touch 3.0, linkandomi via Hype machine un sacco di roba che non conoscevo se non al massimo di nome e che tutto sommato non era male, tipo Le knight club che poi alla fine è sempre Guy-Manuel de Homem-Christo quindi vabbè.

La riflessione è la seguente: all'epoca del primo, vero, French touch, il fenomeno ha avuto la risonanza che ha avuto perchè dischi come "Homework" e "Moon Safari" e tracce come "Lady" dei Modjo o "Am i wrong" di Etienne de Crecy erano in heavy rotation su MTV e sulle radio mainstream, trasformando un fenomeno in fin dei conti molto limitato sia temporalmente che geograficamente in una cosa globale e in grado di influenzare altri artisti anche a distanza di una decina d'anni...sarebbe possibile, nel 2009-ormai-quasi-2010, avere un altro fenomeno del genere?

La risposta, ovviamente, è no e non lo dico io ma Chris Anderson: se è vero che i blockbuster esistono ancora, è anche vero che l'avanguardia sta da un altra parte, mi pare scontato che qualsiasi sia la "next big thing" sarà più facile che annoveri tra le proprie influenze qualche gruppo oscuro di Novosibirsk piuttosto che gli U2 o i Coldplay.

Per sentire qualcosa di nuovo, quindi, bisogna scavare nei meandri della coda lunga, e fin qui siamo ancora nell'ambito delle scoperte dell'acqua calda.

Il fatto è che la rivoluzione culturale che ha subito la musica (e non solo) negli ultimi tempi, quella che ha definitivamente abbattuto le barriere d'ingresso del mercato musicale trasformando in produttore chiunque lo voglia ha reso la coda lunga una coda lunghissima, quasi infinita: il numero sterminato di nicchie e di produttori misconosciuti fa sì non solo che sia praticamente impossibile un'influenza estesa e massiccia come quella che ha avuto a suo tempo Discovery e il French touch tutto, ma, soprattutto, che chi è in cerca di influenze e di suoni interessanti faccia sempre più fatica a scovarli.

Ok, la promozione musicale si è evoluta a dovere seguendo la rivoluzione, portando alla luce fenomeni come gli Arctic monkeys che diventano blockbuster prima su myspace che nei negozi, ma come si può fare a scovare tutte quelle perle nascoste che sicuramente affollano i vari myspace, beatport, soundcloud e simili senza dannarsi a spammare tutta la rete con le proprie tracce ma, semplicemente, producendo buona musica?

Non è sicuramente una questione di tempo da dedicare alla ricerca, perchè anche avendo tutto il tempo del mondo, la quantità di materiale attualmente disponibile in rete è tale che nessun essere umano potrebbe avere tempo a sufficienza da ascoltare e giudicare a dovere tutto e non è neanche solo una questione di autorevolezza delle fonti, perchè le fonti autorevoli ci sono anche ora e anche per le nicchie (chessò, Pitchfork per gli indiesnob ha sostituito MTV, mentre "noi" abbiamo le chart dei dj famosi sparse per la rete), c'è anche il fattore "unicità".

Da sempre, quello che provoca in un dj l'orgasmo più grande di tutti è suonare un disco fighissimo che hai solo tu, per cui anche le suddette fonti autorevoli lasciano il tempo che trovano, visto che sono a disposizione di tutti e che comunque suonare i dischi trovati nelle chart altrui fa n00b.

Morale, sono in cerca di un modo per scovare qualcosa di interessante senza dover ascoltare tonnellate di merda ma solo al massimo qualche quintale...esiste ancora, in tempi di coda lunghissima?

Boh.

C'era Last.fm prima che chiudesse, ma aveva comunque grossissimi problemi, su tutti il fatto che le tracce erano taggate in maniera completamente casuale e quindi il sistema di associazioni non era affidabile; di Hypemachine non mi piace l'interfaccia grafica, nè mi fa impazzire quella di Beatport che comunque attualmente è un gigantesco suk in cui separare la roba valida dallapeggiommerda è un'impresa improba.

Altre idee?

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Ingegneria della spesa

Da tempo sono uno di quei malati di mente che leggono i libri e i blog su quelle tecniche garantite per migliorare la produttività: conosco acronimi come GTD, ZTD e cose come "inbox zero" come le mie tasche e, coi dovuti adattamenti, riesco anche a mettere in pratica le teorie.

Da prima ancora (c'è chi dice che lo si è dalla nascita) sono un ingegnere: il controllo e l'ottimizzazione dei processi sono il mio vangelo.

Da poco meno di un anno vivo da solo e quindi faccio la spesa regolarmente (ovviamente facendo la lista della spesa su http://www.rememberthemilk.com/), ma poco prima di trasferirmi qui ho visto questa puntata di The big bang theory in cui Sheldon prova a convincere Penny a comprare in una volta sola tutti gli assorbenti che le serviranno per il resto della vita, per risparmiare:



Morale, compro in quantità smodate tutto quello che si può stivare e non scade: saponi, detersivi, cibi a lunga conservazione, bevande et similia.

In realtà il risparmio economico c'è più no che si, visto che la rotazione delle scorte fa sì che ci sia sempre qualcosa da comprare in bulk e che quindi la il costo totale medio della spesa sia sempre uguale, ma il vero vantaggio è che una volta fatta la scorta di un determinato articolo lo si può eliminare completamente dai pensieri di acquisto per un lungo periodo, con in più il comodissimo segnale mnemonico del punto di riordino all'ultima unità (bottiglia di shampoo, confezione di lamette, rotolo di carta da cucina, etc.) (si, ho insegnato anche roba di logistica agli ingegneri gestionali).

Ora, il motivo per cui ho fatto coming out e raccontato questo lato oscuro del mio carattere e della mia vita quotidiana è che oggi, facendo la spesa, ho trovato quello che per un bulk shopper come me è una chiara manifestazione terrena del paradiso, uno di quegli acquisti che per la modica cifra di sei euro e venticinque ti riempiono il cuore di soddisfazione e ti rendono fiero di te.

Oggi, facendo la spesa, ho comprato una confezione da QUARANTOTTO rotoli di carta igienica.

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OrchestRaibaz, puntata #33 - French touch

Set sperimentale oggi, con un giocattolino nuovo che costituisce il primo passo verso il nuovo setup che ho in mente e che dovrebbe, almeno teoricamente, garantirmi una libertà d'espressione prossima all'infinito :)

Come era ovvio che fosse, dato che devo ancora acclimatarmi a dovere col giochino nuovo, la tecnica di oggi non è impeccabile (tipo, l'ultimo passaggio mi è completamente scappato di mano), ma in compenso la selezione è ad altissimi livelli: l'idea iniziale era "faccio un set french touch prima maniera", e le premesse c'erano tutte come pure i primi dischi...se non fosse che poi mi son lasciato prendere dall'entusiasmo e di fatto tolti giusto un paio di dischi è più un live dei Daft Punk, con particolare attenzione a Homework :D

Morale, le tracce "suonabili" di Homework ci sono quasi tutte, salvo forse giusto "Revolution 909" e "Indo silver club" che pure sono tra le mie preferite: particolare attenzione al passaggio verso la fine che raccoglie contemporaneamente le tre sassate peggiori dell'album, ma anche la combo vecchio-nuovo "Phoenix"-"Technologic" ha un suo perchè.

Purtroppo c'è una piccola imperfezione a metà: non ero convintissimo di proseguire per un'ora col french touch e mi son lasciato scappare due dischi che francesi non sono, ma comunque non stonano col resto della linea, anche se rendono il set non esclusivamente french touch...ma c'è da dire comunque che, con così tanto Daft Punk e così poco altro, non sarebbe comunque stato valido come showcase della prima ondata di techno francese.

La tracklist è così composta:

Phoenix - If i ever feel better (Source)
Daft Punk - Musique (Virgin)
Alan Braxe & Fred Falke - Intro (Vulture)
Daft Punk - High fidelity (Virgin)
Daft Punk - Crescendolls (Virgin)
Cassius - Feeling for you (Virgin)
Mr. Oizo - Flat beat (F communications)
Daft Punk - Phoenix (Virgin)
Daft Punk - Technologic (Virgin)
Bamboo - Bamboogie (VC)
Tim Deluxe - It just won't do (Underwater)
Daft Punk - Around the world (Virgin)
Daft Punk - Burnin' (Virgin)
Daft Punk - Rollin'&Scratchin' (Virgin)
Daft Punk - Rock&Roll (Virgin)
Daft Punk - Alive (Virgin)
Daft Punk - Human after all (Virgin)
Cosmos vs. Daft Punk - Take me harder (LHB Bootleg mix) (Not on label)

Il link per scaricare il mixato è questo, mentre questo è il feed RSS del podcast per essere sempre aggiornati quando pubblico una nuova puntata.

Ora l'orchestra è anche su soundcloud:
Orchestraibaz #33 by Raibaz

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Secret Mood pres. Theo Parrish @ The beach, 20/11/09

Non so se è perchè ho perso un po' contatto con la scena o perchè davvero l'offerta di recente non propone granchè di interessante, ma era un po' che non scrivevo di party interessanti qui; ci voleva l'amico Gandalf che dopo un sacco di collaborazioni di successo decide di fare le cose completamente da sè e le fa in grande, chiamando nientepopodimeno che Theo Parrish:



Io non sono ancora sicuro al 101% di andare, ma credo che cercherò di annullare tutti gli altri impegni per esserci, non solo perchè Theo Parrish val bene la trasferta ma anche perchè di tante situazioni italiane raffazzonate, tirate su solo per guadagnare facile (come se coi party si facessero i soldi, poi) o perchè è cool fare i party nelle location alternative con la genteggiusta, le cose organizzate da Gandalf si sono sempre contraddistinte per un'impostazione con la musica al centro del party e un clima più che amichevole.

Certo, di Gandalf si possono dire un sacco di cose negative, tipo che spamma un sacco su Facebook e suona con Traktor, ma sul fatto che sia un gran bravo ragazzo, che si sia sempre dimostrato disponibilissimo e che capisca di musica e ci creda un sacco in quello che fa non ci piove assolutamente, per cui lui e il suo staff da parte mia hanno fiducia incondizionata e assoluta.

Ci vediamo al The beach quindi, spero!

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Ho visto l'haka

E quindi è arrivato uno degli eventi più attesi del 2009, il test match di San Siro contro gli All blacks.

In realtà non sono un fan sfegatato dello sport dal vivo, senza telecronaca, senza replay e soprattutto senza divano, tant'è che prima di oggi avevo visto lo stadio della mia ridente cittadina dall'interno solo due volte in ventisei anni, ma la nazionale di rugby a due passi da casa contro una delle nazionali più forti al mondo (e sicuramente la più carismatica) imponeva a ogni costo la mia presenza.

Morale, arrivo allo stadio appena in tempo per beccare qualche amico, previsto e non, tra cui Effemmeffe - piacere di averti conosciuto! - che mi ha fatto il grossissimo favore di liberarmi dal peso di un biglietto che mi avanzava oltre all'ottima compagnia durante la partita, mangiare un panino lurido, bere una birra e fare un rapido giro souvenir, e raggiungo il mio posto in tempo per vedere la fine del riscaldamento.

Ok, non c'è la telecronaca, non ci sono i replay e i sedili plasticosi sono comodi come un calcio nei denti, ma il colpo d'occhio di entrare in uno stadio da ottantamila persone e vedere Parisse & soci che si scaldano è veramente emozionante, come pure emozionante è cantare l'inno assieme ad altri settantanovemilanovecentonovantanove: il Flaminio è storicamente casa della nazionale di rugby, ma rispetto al Meazza sembra un campetto di periferia, per cui speriamo che il movimento continui a crescere come ha fatto negli ultimi tempi per vedere sempre più spesso l'Italia in stadi come questo.

Dopo gli inni e prima della partita, è il momento per cui molti degli ottantamila non rugbistici sono venuti allo stadio: già di suo San Siro soldout e in silenzio assoluto è da pelle d'oca, se poi in tutto lo stadio rimbombano le urla belluine dell'haka il momento è proprio potente; purtroppo da dov'ero seduto l'ho vista di profilo e non di fronte, ma posso capire che l'ultima volta gli azzurri si siano girati di spalle pur di non vederla, visto che incute timore reverenziale anche dalla tribuna.

La partita in sè non è stata una bella partita, ma d'altronde non mi aspettavo certo di vedere del bel gioco: tolti gli angoscianti ultimi 15 minuti di mischie ripetute a oltranza per continui falli dei kiwi senza che l'arbitro concedesse la meta tecnica, in generale l'Italia ha fatto l'Italia, con tanto cuore, una gran bella mischia e tanti errori stupidi ma soprattutto dei calci scandalosi (il dilemma allucinante del numero 10 sembra quello dei terzini sinistri dell'inter negli ultimi dieci anni, Mallett ne cambia uno a partita senza mai trovarne uno valido, e il mediano d'apertura non è esattamente un ruolo ininfluente), mentre gli All blacks hanno fatto le riserve degli All blacks, anche loro con diversi errori anche banali e giusto un paio di giocate degne della fama che li accompagna, ma soprattutto con un atteggiamento assolutamente non all'altezza, visti tutti i calci diretti verso i pali a cercare dei punti facili anzichè in touche per cercare magari di mostrare del gioco.

Chissenefrega, d'altronde: probabilmente il bel gioco lo si vedrà nel prossimo test match dei tuttineri contro la Francia, a sto giro per lo spettacolo bastava la cornice, e la cornice ha reso al massimo.

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