venerdì 25 maggio 2012

Garbage - Not your kind of people

Sono tornati, ma per davvero.

Si erano sciolti, dopo due album uno più brutto dell'altro e un greatest hits piuttosto insignificante, perchè evidentemente avevano perso tutta la verve dell'inizio e perchè, comprensibilmente, quando sei gente tipo Butch Vig o Shirley Manson sei semplicemente troppo eclettico per restare tutta la vita nella stessa band, ma ora sono tornati.


Niente più muraglioni di ghitarre come in "Bleed like me" e niente più "Shirley pensaci tu che noi non abbiamo voglia" come in "Beautifulgarbage", Steve, Duke, Butch e Shirley sono tornati quelli veri, quelli di "Version 2.0",  quelli di cui mi ero innamorato perdutamente in età adolescenziale e che anche oggi sono in grado di spaccare culi come se non ci fosse un domani.

Sono quelli con le sghitarrate da headbanging che si accoppiano ai beat sequenzati chirurgicamente e straeffettati di un superproduttore come Butch Vig (per i due o tre che non lo sanno, quello che ha prodotto "Nevermind" dei Nirvana e "Gish" degli Smashing Pumkpins), quelli che a prescindere dalla cantante in grado di farti venire la pelle d'oca anche recitando l'elenco del telefono riescono a esplorare uno spettro emozionale gigantesco, dalla mestizia amara della title track al fomento sconsiderato di "The one" (che è fondamentalmente una via di mezzo tra "Hammering in my head" e "Special" dell'album vecchio, per capirci), al pop melodicone ed ecumenico di "Big bright world".

C'è spazio però, nel 2012, per un album che è fondamentalmente il ritorno allo stile che i quattro avevano nel l'ormai preistorico 1998?

Il timore del revival insensato c'è ed è forte, tant'è che la dice giusta CSNF, loro stessi nella title track dichiarano apertamente di non rivolgersi al mercato del pop di oggi infestato dai merdai dei vari Giastin Biber, Lady Gaga e porcate del genere, ma non sono così convinto che questo sia "solo" un disco per nostalgici degli anni '90: secondo me la vera verità è che nel 1998 "Version 2.0" era un disco così avanti che a riproporre lo stesso sound ora sembra attuale, o addirittura ancora innovativo.

Accattatevillo a ogni costo, che questo piace veramente a grandi e piccini, agli amanti delle ghitarre e allaggente della techno.

In piena tradizione Gabage, poi, le b-side e le bonus tracks sono le vere chicche: "The one", per esempio, non c'è nell'edizione "standard" del cd ma è a mani basse la migliore di tutto il paccottone, foss'anche solo per la frase "there must be someone, a robot, a Terminator" che detta da Shirley che ha recitato in "Terminator: the Sarah Connor Chronicles" fa sogghignare noi nerd :)



venerdì 4 maggio 2012

Incognito - Surreal

Non sono più un regazzino, o come sostiene la mia signora quando vuole redarguire dei miei atteggiamenti che non ritiene consoni, "non ho più sedici anni": l'anno prossimo ne faccio trenta, ed è forse naturale che il mio istinto di ribellione adolescenziale, quello che per me sono stati "Music for the jilted generation" e gli Atari teenage riot (ma anche gli Stunned guys, suvvia) prima e l'hardgroove e la techno napoletana poi vada un po' scemando.

Diciamo subito le cose come stanno: il Raibaz di quindici anni fa, ma anche di dieci e probabilmente di cinque, quest'album degli Incognito l'avrebbe schifato perchè troppo fri fri, troppo cantato, troppo melodico, troppe trombe, troppo lento.

Il Raibaz di oggi, invece, lo adora alla follia, si fomenta sentendo i richiami disco di "Ain't it time", pregusta ascolti goduriosissimi di "Capricorn sun" e "The less you know" in spiaggia al tramonto e canticchia soddisfatto "Don't break me down": perchè?



Non so spiegarmi davvero quale sia il processo che mi ha portato ad apprezzare così tanto un disco che piacerà sicuramente anche ai miei genitori - orrore! Finora l'unico punto di contatto, e nemmeno sempre, era Laurent Garnier (e graziarcà, lui metterebbe d'accordo pure i puffi e Gargamella, o Moratti e il gioco del calcio), non capisco davvero se sia una cosa che sarebbe successa comunque, prima o poi, o se sia frutto di quello che ho ascoltato lungo il mio percorso di formazione musicale.

Non so se riuscirei ad apprezzare "Surreal" in un momento diverso dello zeitgeist musicale, in un universo parallelo in cui a un certo punto del mio percorso non sono arrivati, in ordine temporale, i Visionquest, i Soul clap, Greg Wilson e un'edizione del più importante festival musicale della mia città in cui gli ospiti migliori non erano dj ma gruppi con basso-chitarra-batteria (mi riferisco ovviamente agli Esperanza); non sono in grado di dire se sono arrivato ad apprezzare i cantati, le trombe e il feeling gayeggiantissimo degli Incognito in virtù di questi miei ascolti recenti o se invece è qualcosa che mi sono sempre portato dentro, molte volte anche senza saperlo, anche quando in mezzo alle missilate dei tempi d'oro della techno sceglievo sempre i dischi più funkettoni e, in fondo un pò souljazzeggianti.


Non so se "Surreal" sia un disco della madonna o semplicemente un buon disco uscito nel momento perfetto per me, ma so che mi piace un bel po' e a mio umilissimo parere potrebbe piacere anche a molti di voi miei affezionatissssssimi lettori, vista la quantità di influenze ricevute e poi restituite dal genere di cui gli Incognito sono campioni, quello che quando andava di moda si chiamava 'acid jazz': c'è dentro del jazz (ma va?), ma anche molta dell'house di quella più soulful, del funk, forse del trip hop degli inizi (quello di "Blue lines" dei Massive attack, per capirci).

Ecco, a voler fare i puntigliosi quello che gli manca è la ventata di novità, quella che ti lascia spiazzato e  magari ti allontana all'inizio per poi aprirti un intero mondo nuovo più avanti, quando dopo N ascolti finalmente hai 'fatto tuo' il disco: "Surreal" è assolutamente un disco 'easy', non cerca nulla di tutto ciò, cerca 'solo' (e dici niente) di partire da una base solida e per certi versi comoda, 'facile' per l'appunto, per costruire musica di ottima qualità.


Forse una volta avrei detestato tutta questa accessibilità in nome di un qualche elitarismo tipicamente adolescenziale (tipo quello dei pischelli che si scannano oggi per decidere se Skrillex sia o meno dubstep, tanto per dirne uno), ora invece, non so se per via di quello che ho ascoltato negli ultimi anni o se solo perchè sono invecchiato, apprezzo le figate anche quando sono più immediate, e "Surreal" è una gran figata.

mercoledì 25 aprile 2012

Orchestraibaz, puntata #106 - Sbilenco e ipnotico

Non saprei dire bene perchè, ma oggi avevo voglia di suonare un po' di cose di uno dei miei artisti preferiti, forse il mio preferito in assoluto.

Forse perchè ho scoperto che un mio amico va a vederlo a NYC, nella rarissima veste di Horror inc., mentre io non l'ho mai visto live, o forse perchè stamattina mi è capitato per caso nel lettore mp3 un suo remix nuovo, fatto sta che avevo voglia di suonare un po' di cose di Akufen.

Stavolta, però, non le sue cose belle secche e col groovone rotolone, tipo "Quebec nightclub" o il lato "solito" delle sue "reinterpretations" su Minus, ma, appunto, il suo lato "Horror inc.", quello un po' più intimista e rarefatto, abbastanza affine se vogliamo al clima piovoso che affligge l'itaglia in questi giorni.

Insomma, Marc Leclair questa settimana occupa quasi un terzo del set, ma il resto degli artisti non è certo composto dagli ultimi degli stronzi: possiamo forse ignorare personaggi come Koze, Anthony Collins o Chymera?

Possiamo forse lasciar passare sotto silenzio etichette come la Perlon o la Dial?

Ovviamente no, per cui per stavolta la tracklist arriva così, subito, senza indugi:

Dj Koze - Let's love (International records)
Anthony Collins - Reeves (Curle)
Maximillion Dunbar - Polo (Lauer rmx) (Play at robert johnson)
Plej - Blue (Akufen's different shade of blue rmx) (Exceptional)
Chilly Gonzales - Knight moves (Lone rmx) (Boysnoize)
Chymera - Umbrella (Ovum)
Loco Dice - Paradiso (Cadenza)
Guillaume & The coutu dumonts - They only come out at night (Musique risquee)
Roman Flugel - Damn whistle (Dial)
Mark E - Call me (Dixon edit) (Merc)
STL - Lost in brown eyes (Perlon)
Horror inc. - A dream within a dream (Perlon)
Richie Hawtin - Forcept 01 (Akufen reinterpreation) (M_nus)
Akufen - My way (Daniel Bell rmx) (Force inc.)
Todd Terje - Snooze 4 love (Running back)

Insomma, c'è un sacco della classica "sbilenchità" di Akufen, ben rappresentata anche da Guillaume & the coutu dumonts (che proprio sull'altro lato di quel disco, bellissimo, ha un remix di - guardacaso - Horror inc.) e da "grandi vecchi" della techno come Roman Flugel, che dove lo metti lo metti sa fare sempre praticamente tutto.

Meno danzabilità per oggi, quindi, ma più introspezione, più melodia, più musica da ascolto, anche se ovviamente lo sculettamento e l'ondeggiamento della testa sono, come al solito, inevitabili.

Quando non sono molto convinto dei miei mixati immagino traspaia da queste paggine, ma a sto giro è venuto davvero bene, per cui vi consiglio caldissimamente di scarricarlo da qui e sentirlo e risentirlo N volte come farò io, mentre qui c'è il feed RSS del podcast da incragnare nel vostro iTunes/Winamp/Google reader/quant'altro, per essere sempre aggiornati con le puntate nuove.

mercoledì 18 aprile 2012

Orchestraibaz, puntata #105 - Discoball porno

Pim, pum, pam, cambio radicale di mood rispetto all'ultima puntata!

Nella puntata precedente ci eravamo lasciati con quel malanimo mogio e piovoso di personaggi come Burial e Martyn, oggi invece si spariglia lo sparigliabile e si fa un set, se possibile, agli esatti antipodi.

L'opposto dell'oscurità dell'ultima volta è la frivolezza sconfinata che solo la disco è in grado di offrire, tra paillettes, sax e cantati da diva, oggi rappresentati più che degnamente da due delle voci più importanti della storia della disco come Loleatta Holloway e Thelma Houston, ma non è tutto: a completare il mood frivolo e gioioso settantaottanteggiante del set di stasera c'è anche della roba italica, fatto piuttosto raro su queste paggine, ma è roba italica di un certo spessore.

Se la scelta di "Splendido splendente" è forse un po' scontata (ma che cazzo me ne frega, alla fine, è comunque un capolavoro), devo ammettere che Alan Sorrenti è una bella curveball di quelle che non te le aspetteresti ma seminano goduria in grandi e piccini, per cui mi dò una bella pacca sulla spalla da solo :)

La seconda metà del set, dopo l'esplosione di grandi classici, è invece dedicata a cose un po' più nuove, tipo il mashup esagerato di Jamie Bull che è in giro da più di un anno ma fino a pochi giorni fa era in mano solo a pochi selezionati e che poi Jamie stesso, forse per via delle enormi pressioni (anche mie) a cui era gentilmente sottoposto, ha deciso di rilasciare for free, o l'eccellente nuovo Kraak & Smaak, o ancora il solito Dimitri da Parigi che non sbaglia mai un colpo anche quando remixa i soliti ottimi Holy Ghost.

Insomma, c'è un sacco di felicità (vogliamo parlare dell'Herr styler buffissimo scoperto grazie a quel grosso di Aeroplane?) e di gaiezza, che alla fine è arrivata la primavera ed è ora di esser gioiosi.

Riassumendo e andando con ordine:

Sister Sledge - Lost in music (Dimitri from Paris rmx) (Rhino)
Teenade DJ aka Greg Wilson - Time and place (Not on label)
Ed Wizard & Disco double dee - Flip da beat (Greg Wilson rmx) (Editorial)
Loleatta Holloway - Love sensation (Salsoul)
Donatella Rettore - Splendido splendente (Ariston)
George Michael - Outside (Epic)
Alan Sorrenti - Figli delle stelle (Carrere)
Thelma Houston - You used to hold me so tight (MCA)
Lovebirds - Tuesday (Jamie Bull mashup re-edit) (Not on label)
Moon Boots - Got somebody (French express)
Herr styler - Zero ghosts out the door (Eskimo)
Kraak & smaak - Runnin' (Jalapeno)
Sare Havlicek - 12 fingered chime (Nang)
Holy ghost! - It's not over (Dimitri from Paris erodisco rmx) (DFA)
Joe Smooth - Promised land (BCM)


Alcuni passaggi, soprattutto nella prima parte coi dischi che hanno la batteria suonata a mano e quindi spesso e volentieri vanno fuori tempo da soli, sono un po' così, ma si può comunque risentire tutto sto ben di dio scarricando il set di stasera da qui, mentre qui c'è il feed RSS del podcast da incragnare nel vostro iTunes/Winamp/Google reader/quant'altro, per essere sempre aggiornati con le puntate nuove.

lunedì 16 aprile 2012

Una nuova avventura

C'è aria di novità in casa Raibaz.

Non è per via della settimana del fintointellettuale in occhiali grossi che inizia oggi, su cui potrei anche decidere di scrivere qualcosa più in là, ma perchè ho cambiato lavoro.

Non è stata una scelta facile per certi versi, soprattutto perchè ha comportato l'abbandono di un team con cui mi sentivo a casa, ma sotto altri punti di vista è stata una decisione inevitabile e doverosa, per cintinuare a cercare gli stimoli e le possibilità di crescita individuale che sono indispensabili nel mio mestiere (ma un po' in tutti, in effetti).

Che lavoro faccio, ora?

Non sono ancora in grado di descriverlo molto bene, ma credo che sia un problema comune a una buona parte dei knowledge worker: so per certo però che lavoro per OpenKnowledge, il cui core business è la consulenza strategica alle aziende mediograndi su temi come le dinamiche social interne all'azienda e l'innovazione, ma che fa anche un sacco di altre cose, tipo organizzare il Social business forum.

Quello che faccio io con e per loro, in dettaglio, è forse ancora presto per dirlo, dato che la mia avventura qui è ancora agli inizi: so però che, nonostante la tecnologia e il software abbiano un ruolo centrale in quello che facciamo, il grosso delle competenze interne era legato ad altri ambiti, anche molto diversi tra loro: basta dare un'occhiata alla sezione 'chi siamo' del sito per rendersi conto dell'eterogeneità delle persone che compongono il mio nuovo team.

Qui è dove entro in gioco io, col mio sapere non solo di sviluppatore ma di esperto di tecnologia a tutto tondo: questo significa che, realisticamente, dal mio lavoro nuovo mi aspetto di non dover solo scrivere del codice meraviglioso, che è la cosa che so fare meglio, ma anche di usare e condividere il mio sapere IT in ambito più vasto, dalla gestione dei progetti alla scrittura di documenti di specifica (l'incubo di ogni sviluppatore!) all'uso creativo della tecnologia per risolvere problemi diversi da quelli con cui sono abituato a confrontarmi.

"Quindi, in sostanza, hai lasciato un lavoro in cui facevi quello che sai fare meglio per andare a fare un'altra cosa che non sai se sai fare e, soprattutto, se ti piace?"

Sì.

Spaventoso, vero?

Non nego di essere un po' spaventato io per primo, ma è vero anche che uscire dalla propria comfort zone è il modo migliore, se non l'unico, per imparare cose nuove e, in definitiva, crescere personalmente e professionalmente: inoltre, l'industria del software ha quella grave malattia per cui l'evoluzione naturale della carriera di uno sviluppatore è il manager (detto in altre parole, se sei bravo a scriver codice finisci a fare un lavoro in cui non si scrive codice), per cui tanto vale iniziare a variare un po' l'insieme delle mie competenze prima possibile.

Se questa sia stata la scelta giusta o se avrei fatto meglio a trovarmi un altro lavoro qualunque da sviluppatore (cosa che avrei potuto comunque fare, visto che siamo piuttosto richiesti sul mercato), lo scopriremo solo vivendo, nel frattempo penso stamperò e mi appenderò da qualche parte questo post di Jeff Atwood, scritto quando ha deciso di mollare Vertigo e mettersi a fare il blogger e l'imprenditore a tempo pieno, attività da cui è nato StackExchange e che ha, di fatto, rivoluzionato la gestione della conoscenza tra sviluppatori e non solo.
the way I look at it, if it's not a little scary, then it's not the right choice. Failure is always an option.