Si erano sciolti, dopo due album uno più brutto dell'altro e un greatest hits piuttosto insignificante, perchè evidentemente avevano perso tutta la verve dell'inizio e perchè, comprensibilmente, quando sei gente tipo Butch Vig o Shirley Manson sei semplicemente troppo eclettico per restare tutta la vita nella stessa band, ma ora sono tornati.
Niente più muraglioni di ghitarre come in "Bleed like me" e niente più "Shirley pensaci tu che noi non abbiamo voglia" come in "Beautifulgarbage", Steve, Duke, Butch e Shirley sono tornati quelli veri, quelli di "Version 2.0", quelli di cui mi ero innamorato perdutamente in età adolescenziale e che anche oggi sono in grado di spaccare culi come se non ci fosse un domani.
Sono quelli con le sghitarrate da headbanging che si accoppiano ai beat sequenzati chirurgicamente e straeffettati di un superproduttore come Butch Vig (per i due o tre che non lo sanno, quello che ha prodotto "Nevermind" dei Nirvana e "Gish" degli Smashing Pumkpins), quelli che a prescindere dalla cantante in grado di farti venire la pelle d'oca anche recitando l'elenco del telefono riescono a esplorare uno spettro emozionale gigantesco, dalla mestizia amara della title track al fomento sconsiderato di "The one" (che è fondamentalmente una via di mezzo tra "Hammering in my head" e "Special" dell'album vecchio, per capirci), al pop melodicone ed ecumenico di "Big bright world".
C'è spazio però, nel 2012, per un album che è fondamentalmente il ritorno allo stile che i quattro avevano nel l'ormai preistorico 1998?
Il timore del revival insensato c'è ed è forte, tant'è che la dice giusta CSNF, loro stessi nella title track dichiarano apertamente di non rivolgersi al mercato del pop di oggi infestato dai merdai dei vari Giastin Biber, Lady Gaga e porcate del genere, ma non sono così convinto che questo sia "solo" un disco per nostalgici degli anni '90: secondo me la vera verità è che nel 1998 "Version 2.0" era un disco così avanti che a riproporre lo stesso sound ora sembra attuale, o addirittura ancora innovativo.
Accattatevillo a ogni costo, che questo piace veramente a grandi e piccini, agli amanti delle ghitarre e allaggente della techno.
In piena tradizione Gabage, poi, le b-side e le bonus tracks sono le vere chicche: "The one", per esempio, non c'è nell'edizione "standard" del cd ma è a mani basse la migliore di tutto il paccottone, foss'anche solo per la frase "there must be someone, a robot, a Terminator" che detta da Shirley che ha recitato in "Terminator: the Sarah Connor Chronicles" fa sogghignare noi nerd :)

