domenica 6 aprile 2008

Moby - Last night

Quando ero "piccolo", erano gli anni '90, il Deejay Time era un'istituzione: all'epoca andavano un sacco dischi che riprendevano samples da produzioni disco degli anni '70, e ricordo chiaramente che una volta Albertino, che all'epoca era un guru, disse che le produzioni elettroniche contemporanee vanno a cicli di 20 anni, per cui negli anni '90 aveva senso recuperare i '70.

La conferma di tutto ciò l'abbiamo avuta in questi primi anni del nuovo millennio, in cui gli anni '80 (vent'anni prima, appunto) sono stati saccheggiati che più non si poteva e vengono saccheggiati tuttora; il megarevival Detroit dell'ultima stagione altro non è che una riscoperta di suoni di fine anni '80, perfettamente in linea con la "regola dei vent'anni".

In realtà, vuoi perchè viviamo tempi di estrema frenesia e rapidità - lo dice il telegiornale quindi è vero - vuoi perchè ci sono artisti che stanno sempre qualche anno avanti agli altri, io inizio già a percepire un revival degli anni '90 di cui all'inizio: lo percepisco nei set dei 3 Arpiar che suonano i dischi di Todd Terry, e per certi versi lo percepisco anche nel botto del filone neotrance, che però essendo riscoperta di suoni di fine anni '90 proprio revival non è ma è piuttosto un sottogenere duro a morire.

Negli anni '90 suddetti, tra tanti artisti geniali che poi si sono persi (un nome su tutti: i Prodigy), c'era quello che all'epoca era un ragazzo newyorchese e che ora è un uomo di mezz'età molto impegnato politicamente, le cui prime produzioni, di techno secchissima, hanno fatto furore nei primi rave: all'anagrafe di nome fa Richard Melville, ma tutti lo conoscono come Moby, pseudonimo che ha scelto in onore di suo prozio Herman, lo scrittore di Moby Dick.

Negli anni '90, si diceva, il ragazzo era famoso per i dj set incendiari e per due tracce, su tutte, che sono diventate anthem mondiali per la scena techno spopolando un po' dappertutto, dai rave inglesi ai club del resto d'Europa e d'America: una, "Every time you touch me", è stata quella con cui proprio Albertino mi ha fatto conoscere Moby, ma l'altra, "Go", è uno di quei dischi da "tutta la storia della techno in 20 tracce".

Accade che gli artisti si evolvano, e a cavallo degli anni del millennium bug Moby perde definitivamente la natura danzereccia per diventare un artista elettronico "serio": il suo album Play, del '99, detiene ancora il record di "unico album con tutte le tracce usate in qualche colonna sonora", tanto per capire la portata di questa svolta verso il mainstream, e "18" e "Hotel", gli album successivi, rispettivamente del 2002 e 2005, hanno accentuato ulteriormente questa componente easy listening, risultando a tutti gli effetti delle porcate da pubblicità di operatore telefonico.

Non mi è mai stato chiaro del tutto il motivo di questa svolta ($?), soprattutto dopo aver sentito il ragazzo dal vivo al Flippaut, un paio di anni fa, e aver constatato che dal vivo ha sempre mantenuto intatta la carica dinamitarda dei suoi primi tempi, ma la buona notizia è che i tempi cupi sono finiti.

"Last night", il nuovo album di Moby in uscita in questi giorni, è, a detta dell'artista, "un omaggio alla dance degli anni 70 e 80 e trae ispirazione dalle dive della disco"; per quella storia dei 20 anni, però, se sei stato un artista di punta della dance anni '90 e dici di ispirarti alla dance di 20 anni prima, è legittimo aspettarsi qualcosa di un po' più danzereccio delle tue ultime cagate fintoambient, e le aspettative non vengono deluse.

Mi riferisco in particolar modo alla sequenza centrale dell'album, quella "I'm in love"-"Disco lies"-"The stars", rispettivamente un electro col bassone à-la "Miss Kittin go home", un anthem hands up che mi gioco 10 euro che farà il botto quest'estate e una traccia assolutamente 90s con la 909 inferocita e i violinoni, praticamente "Everytime you touch me" 20 anni dopo.

Come se non bastassero le 3 tracce suddette, poi, mi metti anche nell'album una "Everyday it's 1989" che non solo ha i violinoni, ma anche il piano? E allora dillo che è vero revival della cosa che sai fare meglio, che mi metto definitivamente a saltare :)

Ok, c'è anche qualche traccia del "nuovo" Moby, soprattutto Alice, che pare essere il primo singolo e che è una cagata finto-hip-hop che pare veramente esser stata scritta con in mente gli spot degli operatori telefonici, ma l'idea che si stampa in mente dopo aver sentito l'album nel suo complesso è che Moby è tornato quello "da dancefloor", e io non vedo l'ora di andare a vederlo quando verrà in tour - perchè verrà, vero?

2 commenti:

federico spadavecchia ha detto...

Era inutile che mi mandassi la mail, te lo stavo giusto per chiedere io :D

Raibaz ha detto...

E vabbè metti che non passavi di qui, ti ho ricordato via mela che potevi pubblicarla anche da te :)