lunedì 10 novembre 2008

We call it techno, la recensione

Finalmente sono riuscito a vedere il dvd di We call it techno, arrivato settimana scorsa.

Cos'è? Ne avevo già parlato , è, da copertina, "un documentario sulle origini della techno in Germania nei primi anni 90", edito dalla stessa gente che c'è dietro Slices, bibbia periodica della techno in formato dvd osticissima da reperire qui in Italia (io ne ho giusto un paio di numeri più lo speciale su Hawtin, per dire).

Ora, il termine "documentario" nel claim potrebbe spaventare qualcuno, facendo presagire una palla mortale in grado di interessare solo quei nerd tipo me, Fede e pochi altri...e in effetti è assolutamente così: il "rare footage" dei primi giorni di vita della scena techno tedesca si riduce a un paio di filmati miserrimi fatti con l'equivalente dell'epoca della fotocamera di un cellulare made in cambodhistan, oltretutto quasi sempre senza l'audio originale, probabilmente perchè la qualità era pietosa, per cui per la maggior parte del tempo si assiste ai commenti dei protagonisti dell'epoca nella lingua più cacofonica del pianeta, il germanico, che non è esattamente una cosa che ti tenga incollato allo schermo, tanto che a me si sono chiusi gli occhi un paio di volte (complice anche la domenica pomeriggio sonnolenta).

I protagonisti che parlano, oltretutto, hanno per la stragrande maggioranza abbandonato l'attività o quantomeno hanno abbandonato la notorietà, fatti salvi giusto Sven, Hell, Dj T e Triple R o Dr. Motte che sono noti tuttora, sfido molti degli appassionati odierni a sapere chi sia ATA (che in realtà non è proprio l'ultimo dei pirla, essendo il fondatore di etichette come Ongaku, Klang e Playhouse e del Robert Johnson di Frankfurt) o a ricordarsi qualche produzione di gente come Mike Van Dijk e Talla 2XLC, che conoscevo solo di nome, o Tanith, che non avevo assolutamente mai sentito ma pare essere stato un'autentica leggenda e di cui sto sentendo un mixato recente davvero imbarazzante.

Ad ascoltare i contributi (o almeno, a leggere i sottotitoli) di tutti questi personaggi storici che parlano delle scene diverse in ogni città tedesca, della prima Love Parade che nel 91 ha contribuito a unificarle e a costruire una scena nazionale, del rapporto tra la nascita della techno e la caduta del muro e di come poi il fenomeno si sia evoluto negli anni successivi, c'è comunque un sacco di spunti di riflessione per chi abbia un minimo di conoscenza della scena attuale e abbia voglia di capirla in maniera più profonda.

Tanto per fare un esempio, io non mi sarei mai aspettato che la sensazione che ultimamente provo sempre più spesso, di schifo per i megaeventi e di maggior attrazione verso le situazioni più intime e raccolte sia in realtà sempre esistita: mi immaginavo gli albori della scena come un periodo in cui tutti erano amici e ci si conosceva tutti perchè alla fine si era relativamente in pochi, e invece poi vai a scoprire che per colpa di Westbam e del Mayday il dilemma "ecco, ci sono gli eventoni da migliaia di persone e migliaia di soldi, l'idea originale si è snaturata per colpa del business" esiste praticamente da sempre.

Paradossalmente, in un paio d'ore si parla meno di quello che mi sarei aspettato di musica, giusto un po' di accenno alla diatriba old school "veniamo dall'EBM e siamo crucchi inside" vs. new school "veniamo dall'acid e dalla techno di Detroit", tanto per ribadire una volta di più che c'è un motivo per cui schifo l'electro, ed è perchè è sempre stata qualcosa di diverso dalla techno, ha origini completamente agli antipodi e i due movimenti erano in opposizione anche 20 anni fa, mentre techno e house e persino trance e hardcore in origine erano una cosa sola e quindi non c'è bisogno di insulsi campanilismi (beh oddio, forse i trancetti e i gabber è meglio se rimangono confinati nel ghetto in cui si sono chiusi da soli).

Il grosso degli interventi, comunque, riguarda i club, la gente che ci girava, il clima che si respirava e le relazioni tra le persone, e anche qui si scopre che fenomeni che ritenevo pessime degenerazioni recenti, tipo la gestione non proprio ortodossa della concorrenza con gli altri club in realtà sono sempre esistiti e sono nati a Frankfurt, in cui se andavi a suonare in un posto poi potevi scordarti di avere date negli altri, giusto per citare la manifestazione più cordiale di come Sven Vath e i suoi concittadini interpretassero l'ideale iniziale di scena a cui tutti devono contribuire.

In definitiva, quindi, posso consigliare a tutti l'acquisto e la visione del DVD di We call it techno?

No.

Prima di tutto perchè non è una visione entusiasmante ma è giusto un paio d'ore di crucchi di mezza età, un po' imbolsiti e molto squagliati, che raccontano della propria giovinezza di quasi 20 anni fa e che, incidentalmente, hanno rivoluzionato il mondo della musica, ma anche perchè comunque, riuscire ad apprezzarlo richiede uno sforzo mentale che va oltre a quello necessario per stare svegli tutto il tempo; come credo tutti i documentari storici, il senso del discorso non è "ehi che figata, nel 91 alla Love Parade erano in 150 e nel 92 c'era un carro per ogni città tedesca con un po' di scena e quelli di Amburgo avevano il carro sobrio perchè sono nordici tra i nordici", ma è più il rendersi conto che molti dei fenomeni positivi e, soprattutto, negativi, che si verificano oggi in ambito techno, amplificati dalla Rete e dalla globalizzazione, in realtà sono sempre esistiti eppure, fatto salvo un po' di ricambio generazionale, la techno è ancora quanto di più all'avanguardia il panorama musicale mondiale abbia da offrire.

4 commenti:

fede ha detto...

as usual siamo arrivati alle stesse conclusioni, ed in più nonstante il mio riprendere lo studio della lingua crucca dopo i primi 2 capitoli mi sono addormentato di brutto...
a livello visivo molto meglio high tech soul e maestro, oppure i classici slices (del 2007 li ho tutti direi...) con intrerviste di 15 minuti...

Raibaz ha detto...

Ma sai che Maestro non l'ho ancora visto?

Cmq si high tech soul è un paio di spanne più avanti anche se ha un sacco di interviste, il tono è molto più avvincente :)

Lario3 ha detto...

E' un'ottima recensione :-D

Grazie mille per il commento, CIAO!!!

Anonimo ha detto...

ma in italiano si puo trovare..o con sottotitoli?