domenica 14 giugno 2009

Report Maximal Festival 13/06 @ East end studios

Non ne ho mai parlato qui perchè ero molto scettico, anche se in giro per il resto della rete non ho mai nascosto il mio scetticismo: purtroppo, sono rimasto deluso da eventi di questo tipo in Italia troppe volte per riuscire a credere al 100% in una cosa così qui a Milano.

Comunque, com'è come non è, ho deciso di dargli una possibilità, visto anche che grazie a Frequencies la cosa non mi è costata un euro e che alla fine se c'è gente come Derrick May e Kevin Saunderson nella tua città non si può comunque non andare, anche se conosci un po' dello staff che organizza il tutto e la fiducia che hai in loro è sotto zero.

Partiamo dai lati positivi, che indubbiamente ci sono: sono uscito di casa senza alcuna pretesa contando (sperando, più che altro) di sentire Funk D Void e i due "ragazzini emergenti" di Detroit, li ho sentiti tutti e tre e tutti e tre hanno ampiamente soddisfatto le mie aspettative.

Funk D Void, soprattutto, che era quello che attendevo con più ansia visto che non l'avevo mai sentito, mi ha riempito di soddisfazione: per via del pacco di Lory D suona un'ora in ritardo e per un dispetto di lineup gli tocca suonare dopo un tipo ignoto che fa dell'electro spezzata noiosissima alla "volevo fare i Kraftwerk ma non ho proprio lo stesso talento", non esattamente in linea col suo genere, ma lui non si scompone nè scompone la linea musicale e imposta una progressione perfetta che lo porta, nel giro di mezz'ora scarsa, a suonare della techno groovosissima (ho riconosciuto solo un edit ridotto all'osso del remix di "Sliding away" di Johnny D, privato della componente fricchettona e trasformato in un tritasassi) per poi virare decisamente verso la techno "alla Funk D Void", coi paddoni atmosferici da mani al cielo e abbracciamoci tutti assieme.

Purtroppo a sentirlo siamo in pochissimi e lui a fine set si dirà ovviamente dispiaciuto di questo ringraziandomi per il supporto (roba tipo "grazie FDV, hai fatto un gran set" "si mi son divertito peccato che c'eri solo te"), ma per quanto mi riguarda il suo è stato il miglior set della serata, bello movimentato ma con una classe rarissima.

Classe che avevo una flebile speranza di trovare nel set di Rino Cerrone e Markantonio, che invece si è rivelato "la caduta degli dei".

Non ho mai fatto mistero di essere cresciuto con la techno napoletana e di esserle ancora molto legato, per cui nonostante sapessi che sono in fase calante e contro i gusti di tutti gli amici (che sono andati a sentire gli Scan 7 di cui mi hanno raccontato meraviglie) sono andato, da solo, nella sala che forse aveva più affluenza di gente a sentire i due napurielli, autori di quello che è stato senza dubbio il set peggiore della serata e molto probabilmente dell'intero 2009.

Ok che rispetto a quando suonavano hardgroove sono passati anni, ok che il pubblico non era esattamente dei più raffinati, ma se sei un dj con alle spalle l'esperienza e la luminosa carriera di Rino Cerrone e Markantonio dare un filo logico al set è il minimo sindacale, e invece...

Nessuna idea, nessuna nozione di dove si vuole andare, semplicemente "meniamo a caso tanto la gente cazzocapisce": MKT suona una berghainata (il Len Faki nuovo su Ostgut, peraltro neanche un bel disco con quella cazzo di sirena dei pompieri), Rino gli risponde con una minimalata piripiri da Diabolika, allora MKT suona un technaccio di quelli nuovi che sembrano gli Stigmata suonati a -8, e si va avanti così, senza due dischi che c'entrino niente uno con l'altro ma tanto il pubblico va in visibilio a ogni ripartenza col fischione quindi buona così, o almeno andrebbe bene se fossi l'ultimo dei pischelli con Ableton; se sei Rino Cerrone e Markantonio invece è la peggior delusione possibile.

Scappo e faccio a tempo a sentire i primi due dischi di un Passarani visibilmente in difficoltà con l'impianto, impianto che mi si dirà dopo creerà grossi problemi anche a Dave Clarke e The Hacker ma su cui tornerò in seguito, e un paio di dischi di un Valentino Kanzyani che pare aver trovato la sua strada anche dopo la fine del filone che l'aveva lanciato quando suonava con Umek e che tutto sommato non è neanche malaccio, ma è ora della lezione di techno del prof. Saunderson per cui mi lancio in sala blu e da lì in poi che te de lo dico a fare.

Kevin, un po' sovrappeso rispetto all'ultima volta che l'ho visto e col solito setup solo col pc, ci regala due ore di splendido high tech soul insegnando a tutti che si può menare come degli ossessi senza dover suonare maranza: la lezione impartita alle altre sale (in primo luogo quella con le casse distorte a 160 bpm dei residuati dell'hardcore, ma anche a quella degli Stigmata a -8) è nettissima e schiacciante e il messaggio è chiaro, la classe non è acqua.

I bpm sono sostenuti ma il mood è sempre quello funkettone tipico di the Elevator in grado di soddisfare chiunque, a cavallo tra house e techno e tra presente e passato: non c'è solo il solito edit aggressivissimo di "Good life" che Kevin suona sempre, ma c'è anche l'hittone di quest'estate, quella "Bis co" su Diynamic con una lista di produttori lunga mezzo chilometro che segna il ritorno del groove sulle piste di tutto il mondo e che, ora che la suona anche un mostro sacro come Saunderson, è ufficialmente consacrata come uno dei migliori dischi dell'anno indipendentemente dal successo commerciale.

Ma la lezione non è finita, c'è spazio anche per insegnare il groove ai vari Luciano e rumeni assortiti, con un remix di "Rose rouge" diverso da quello portato al successo dal baffuto e da Raresh & company, molto più tirato ma con lo stesso feeling jazzeggiante, in lontananza, che si affianca al groove secchissimo e lo trasforma in uno splendido dancefloor killer.

Ci sediamo un attimo mentre Kevin termina il suo set col solito revival di capolavori che include l'edit di "Good life" e "The bells", tanto per capire che non s'è risparmiato a menare, ed è già ora dell'altra divinità da Detroit: anche solo i cinque minuti di cambio in console con due terzi delle origini della techno che suonano assieme valgono il prezzo del biglietto.

Il set di Derrick May segue la linea tracciata dal suo compare: groove che non lascia scampo e melodie housettone per i primi tre quarti d'ora, che includono anche una splendida "Baby you're the one" di The Mole a ricordare che non si vive di sola oldschool, ma poi quando le gambe iniziano a cedere per la stanchezza Derrick ci dà il colpo di grazia, incendiando i nostri cuori con cinque minuti di soli pad e violini per poi incendiare di nuovo anche la pista a colpi di cassa, e noi siamo tutti ai suoi piedi, pieni di quel calore che unisce analogico e digitale, passato e futuro, house e techno e tutti noi.

Sono quasi le cinque, vado a fare un giro in sala gialla sperando di sentire un paio di dischi di Len Faki...e invece trovo il peggio del peggio: Monika Kruse che spegne tutto nel preciso istante in cui entro, chiudendo la serata già terminata nelle altre sale con più di un'ora di anticipo.

Torno di corsa da Derrick May, in tempo per sentire l'ultimo disco prima che facciano spegnere tutto anche a lui, anche se lui non è molto dell'idea e ci regala un "ultimo, ultimo", solo con le spie girate verso la pista prima di offrirsi spontaneamente per un bagno di folla finale dimostrandosi un vero partyboy nonostante possa essere il padre di più di metà dei presenti.

Morale, tutti gli ultimi set sono saltati per via della chiusura anticipata: non solo Len Faki, ma anche i Pet Duo e qualche altro che mi interessava meno...ma la chiusura è stata davvero anticipata?

Il posto dove si teneva il Maximal ha già ospitato altri party in passato, e non ha MAI chiuso dopo le quattro: siamo sicuri che aver fatto le lineup fino alle sei sia stata una scelta giusta?

Si può chiudere un occhio sulle moltissime pecche dell'organizzazione, per via della scusa che era la prima edizione, che comunque siamo in Italia e blablabla, ma a me una mossa del genere è sembrata proprio voler fottere la clientela in maniera tipicamente italiana, che è proprio quello da cui invece ci si voleva differenziare.

Passi il posto per cambiare i soldi nella moneta locale che chiude alle tre, passi la gestione completamente demente della moneta locale fatta apposta per farti avanzare un gettone a fine serata in modo da incularti due euro e mezzo in più, passi l'acqua gratis che finisce quasi subito, passi pure il superlavoro degli assistenti con la barella che nei festival nordeuropei invece rimangono quasi disoccupati, d'altronde siamo sempre in Italia ed era sempre la prima volta che si organizzava un evento del genere, quindi non si può pretendere la perfezione e anzi è giusto limitarsi alla gratitudine per chi ha reso possibile anche quel poco che c'era.

Passi pure che praticamente TUTTE le lineup sono saltate senza essere comunicate al pubblico: non pretendo il polsino dell'Awakenings con la lineup aggiornata, sarebbe bastato stampare un A4 a inizio serata e appenderlo all'ingresso di ogni sala, ma qui siamo ancora nel territorio delle critiche costruttive e dei problemi marginali.

Passino anche i vari problemi nella gestione degli artisti, più che altro perchè me le hanno solo raccontate e non hanno influenzato quelli che interessavano a me, ma se è vero che i Telefon Tel Aviv non hanno suonato perchè mancava un trasformatore di corrente o che Clarke ha suonato un'ora e se ne è andato e The Hacker non ha suonato perchè l'impianto non andava ci si avvicina pericolosamente alla linea di confine tra la critica costruttiva e la vergogna.

Quello che non può passare, però, è che gli addetti ai lavori e anche quelli non troppo addetti, tipo me, sapevano già con certezza che non si sarebbe potuti andare avanti fino alle sei e oltre, per cui di fatto le ultime due ore di party sono state una truffa bella e buona, e questa cosa per un festival che pretende di porsi come qualcosa di diverso dalle realtà italiane e di paragonarsi col nord europa è assolutamente inammissibile.

E' inutile volersi bullare della gente che viene da tutta Europa e poi trattarla come se si fosse un Mugello dance festival qualunque: lode all'inizio, lode al coraggio di averci provato, ma la strada è ancora lunga e con una premessa del genere non è neanche detto che sia praticabile.

13 commenti:

Anonimo ha detto...

Sono d'accordissimo.....è stata una figura di merda mondiale sto festival, in primis con i dj che vi erano ospiti, e in secondo luogo con tutta la gente che ha pagato 50 euro per far un party mal funzionante e disorganizzato. Che pena...

Pier ha detto...

Insomma, avevo previsto giusto e ho fatto bene ad andare ad un festone in una villa con piscina in piemonte :Ddefers

Raibaz ha detto...

Be si io l'ho detto che se non avessi avuto l'accredito non sarei andato :)

Comunque per quanto riguarda la figura di merda, alla fine con gli artisti non è stata nè la prima nè l'ultima di un party italiano, nè sooprattutto la prima o l'ultima nei confronti del pubblico italiano che ormai è abituato a fenomeni del genere (e infatti ieri sera le proteste sono state contenutissime, a differenza del solito): la vera figuraccia per me è stata col pubblico venuto dall'estero, tipo i pullman dal Belgio di gente abituata all'I love techno e catapultata in mezzo al caos di ieri sera.

Ok che tanto col logo Magic Italy la gente dall'estero qui non ci verrebbe lo stesso, ma non mi pare il caso di istigare così gli stranieri ad andare altrove :)

misi ha detto...

toh ma che strano... anche settimana scorsa per united we dance ha chiuso presto!

grazie per la recensione, ho fatto bene a non andarci.. tanto settimana prossima c'è il sonar ;)

Anonimo ha detto...

la cosa che fa più ridere è la spocchia degli organizzatori che pensavano di cambiare le regole di milano....alle sei non chiude nessuno qui...avoja a fare incontrii tra l'uomo e la macchina

emiliano ha detto...

concordo su tutta la linea..addirittura molta gente pensava ke funk d'void avesse già suonato prima ke salisse effettivamente in consolle, fortuna che l'avevo già viusto una volt in francia e la sua statura è inconfondibile.. anke marco passarani mi ha confermato problemi in consolle, del tipo artisti abbandonati a se stessi. che la chiusura anticipata fosse un mistero per tutti ma non per chi organizzava, poi, è un brutto tarlo..ci sarebbero gli estremi per una class action e farsi rimborsare il biglietto: se per dire avessi pagato il biglietto x sentirmi i pet duo, neanke saliti in consolle??
per quanto mi riguarda comunque milano e l'italia per eventi di questo tipo con me hanno chiuso. mai vista una cosa simile in tanti anni di technoparty olandesi, tedeschi, francesi..
anche se saunderson, may, funk d'void, dave clarke (e meno male ke era scazzato, quando ha messo su the storm, brividi!) han fatto paura. as usual.

Anonimo ha detto...

x me dovreste mettervi tutti a posto...si c'e stato qualche problema e sta chiusura cosi a caso ok...ma x il resto nn sputateci sopra...e stata una gran bella festa.

nn so se voi amanti delle feste che a sentirvi le avete fatte tutte siete stati al mugello l'estate passata...bhe ragazzi quella era una festa pacco nn il maximal.

Raibaz ha detto...

Per me invece bisogna considerare separatamente i vari problemi di organizzazione e la chiusura anticipata: se è vero che alcuni problemi logistici (tipo le lineup saltate e non comunicate o lo scarso supporto agli artisti) sono fisiologici, soprattutto per un festival al primo anno, e quindi comprensibilissimi, l'aver pubblicizzato un orario di chiusura sapendo che non lo si sarebbe potuto rispettare è pura e semplice malafede.

Anonimo ha detto...

http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendId=186550032&blogId=496829561

Raibaz ha detto...

Avevo già letto il comunicato ufficiale e anche se chiarisce la situazione di fatto non la migliora.

Imparare a scegliere i propri collaboratori è importante almeno tanto quanto tutte le altre questioni organizzative, con la differenza che le conseguenze di un eventuale errore sono ben peggiori.

Pur con la giustificazione raccontata dal comunicato (della quale comunque bisogna fidarsi sulla parola, non avendo visto di persona l'accaduto), la figuraccia rimane.

Anonimo ha detto...

Sprecate solo fiato alla fine noi abbiam organizzato il tutto e non m sembra fosse una cos apiccola...mangiate le briciole e state buoni

Raibaz ha detto...

Lo scetticismo di cui parlavo all'inizio del primo post era legato proprio a questo atteggiamento arrogante e fastidioso dell'organizzazione che si considera al di sopra di ogni critica e ogni giudizio (in base a cosa, poi, devo ancora capirlo).

La vera fortuna di un'organizzazione così è che il pubblico italiano non ha memoria e non ricorda questi atteggiamenti, per cui l'anno prossimo l'evento sarà organizzato allo stesso modo, la gente lo affollerà lo stesso e si lamenterà per i due giorni successivi, e poi basta.

Io intanto guardo ryanair.com e pianifico l'ennesima fuga dal terzo mondo del clubbing.

PEGGIORE ha detto...

MONEGROS DESERT FESTIVAL!!!
e basta....