giovedì 30 settembre 2010

I Pendulum, dal vivo, spaccano i culi

Il titolo del post è una frase che si legge sempre in giro per la rete, ma ieri sera ne ho avuto la conferma definitiva e incontrovertibile.

Un'ora e venti di sudata pesantissima, di quelle che quando esci dal concerto sei molto meno dispiaciuto di aver paccato il calcetto settimanale che tanto sei dimagrito di più così e sei pure molto soddisfatto dei novanta euro che hai speso (trenta il tuo biglietto, trenta quello di Silvia che a lei tanto i Pendulum non piacciono e già ti fa il favore di accompagnarti, non vorrai mica farla pagare, e trenta la maglietta indispensabile più che altro per sostituire quella che avevi durante il concerto che è completamente fradicia e a tenerla indosso uscendo rischi la morte istantanea).

Ma andiamo con ordine, partendo dall'orripilante dj set d'apertura di due maranza che mi si dice rispondano al nome di South Central e che trovano sia una cosa davvero fica suonare, nel 2010, "We are your friends" dei Simian mobile disco; probabilmente l'anno prossimo scopriranno "Pleasure from the bass" di Tiga.

Ad ogni modo, hanno il grosso pregio di levarsi dalle palle dopo venti minuti dal mio arrivo, venti minuti in cui comunque trovano il tempo di suonare un'edit orrenda di "Smells like teen spirit" e una quasi peggiore di "Invaders must die", quando si dice l'originalità al potere.

Poi finalmente, con quei cinquanta minuti di ritardo d'ordinanza, finalmente sale sul palco l'ensemble di australiani che, dopo la stessa mini intro dell'album nuovo, "Genesis", parte subito pimpumpam a fare caciara a colpi di "Salt in the wounds", ed è subito pogo, ed è subito anni '90.

I magazzini sono belli pieni, col pubblico delle grandi occasioni, per cui anche stando piuttosto in fondo in posizione da intellettuali che si grattano il pizzetto ascoltando con attenzione è impossibile sottrarsi al pogo, ma alla fine della fiera è impossibile sottrarsi al pogo perchè i Pendulum fanno un casino che la metà basta anche con l'impianto fuffa dei magazzini e il volume in modalità cameretta e quindi due tre spallate uno le dà anche benvolentieri.

In buona sostanza, il concerto si divide in maniera abbastanza equa tra momenti in cui si fa a spallate di gusto e momenti in cui si canta con gusto: tra l'altro, mi ha stupito vedere attorno a me molta gente che effettivamente sapeva le canzoni e cantava di gran carriera, ma forse era per via del posizionamento in zona "intellettuali che si grattano il pizzetto e sanno le canzoni", come in generale mi ha stupito la quantità di gente, molto superiore a quella che mi sarei aspettato.

L'equilibrio del concerto dura poco, perchè tempo tre-quattro canzoni e i pendoli estraggono dal cilindro il remix di "Voodoo people", forse stimolati dalla quantità colossale di magliette dei Prodigy presenti (me compreso, ovviamente), e da lì in poi non ce n'è più veramente per nessuno, la carica esplosiva dei Pendulum detona al massimo delle sue possibilità e diventa ormai evidente che stasera si suda un sacco, i vetri delle balconate dei magazzini si appannano e vaffanculo tutto, che i ragazzi qui menano veramente come degli assatanati.

La formazione dei ragazzi australiani prevede Rob Swire al cantamento, Paul Harding all'Ableton, il fastidioso MC al microfono a gridare "make some fuckin' noise, Melano", ogni troppo poco ma soprattutto una ghitarra e un basso come le vere rock band e la miglior drum machine che si possa avere: un batterista validissimo e col doppio pedale inferocito come un vero metallaro che rende lo show molto più organico, casinista e, alla fine, più coinvolgente di quanto qualsiasi 808 o 909 potrà mai fare.

Il legame coi Prodigy di cui sopra, poi, va ben oltre il remix di "Voodoo people" e il numero di magliette in platea: gli aussies qui, per quanto mi riguarda, si possono considerare a pieno titolo gli eredi morali di Liam Howlett e soci, visto che ne replicano la formazione con la combo di live techno "classico" e strumenti analogici e molti molti riferimenti e sonorità, ma sarebbe sbagliato considerarli solo degli emuli: in primo luogo perchè pur avendo delle radici comuni hanno anche una parte di background diverso per motivi di età (se i Prodigy arrivavano dalla prima scena 'ardkore, i Pendulum iniziano dalla drum'n'bass che dell'ardkore è un po' una figlia ripulita), ma anche e soprattutto perchè rispetto ai Prodigy hanno il "vantaggio" di avere molto meno pedigree e di potersi discostare con meno problemi dalle proprie origini.

Se da un live dei Prodigy ti aspetti comunque, per forza, almeno "No good (start the dance)" e "Out of space", i Pendulum sfanculano quasi del tutto il proprio passato dnb, forse anche per via dell'atteggiamento non proprio amichevole nei loro confronti della scena dnb e incentrano tutto lo show sul loro stile attuale, fatto di tanta tanta caciara e di quella maranzeria che però non è sconveniente, è quel maranza ignorante e conscio di esserlo che è molto più intelligente di tante tamarrate che invece si prendono sul serio.

Qui invece di serio c'è solo il sudore e anche quando il pogo si prende un attimo di pausa per cantare "The island part 1" e rinunciare definitivamente alla voce per tutta la giornata di oggi, subito dopo arriva la part 2 e sembra di essere tornati ai tempi di "Rocker" degli Alter ego.

Passa un'ora e un quarto, passa qualche vecchio successo tipo "Tarantula", "Slam" e "Propane nightmares" assieme a qualche hittona dell'ultimo album tipo "Witchcraft", passa tanto sudore e i ragazzi fanno la finta di abbandonare il palco, per poi concedere l'ovvio bis a base di "Crush" e mandare tutti a casa col secondo singolo estratto dall'album dell'anno, "Watercolour", che è la sintesi perfetta delle due anime "cantiamo-a-squarciagola-abbracciandoci" e "poghiamo-fino-alla-morte" di un concerto veramente, veramente eccellente.

Siccome sono una persona noiosa, però, non riesco a risparmiarmi una nota negativa: io ci sono rimasto male che non abbiano fatto le due tracce in combo con Liam Howlett e con gli In Flames dell'ultimo album nè il remix di "I'm not alone" di Calvin Harris (che ormai non fanno più da un po' e non è uscito ufficiale, quindi mi sa che è perso per sempre), per cui ci sta che aggiunga al post i videi di youtube delle tre tracce, giusto per completezza:





9 commenti:

Alessandro ha detto...

Anche me sono girate un po' le palle per Immunize.

Cesare ha detto...

ahahah mi associo anch'io su immunize, è la prima cosa che ho detto appena è finito :)

ma, o c'hai messo un botto a prendere la maglietta o sei uscito e non ti ho visto, perchè sono rimasto fuori 25/30 minuti.

Raibaz ha detto...

Ci ho messo un attimo, solo che quando sono uscito non ci siam beccati anche perchè faceva discretamente freddo e io e Silvia eravamo completamente fradici, per cui piuttosto che cercarti e morire di polmonite abbiam preferito fuggire subito in macchina...sorry :(

Cesare ha detto...

tranqui :)

Lorenzo ha detto...

confermo, spaccano i culi, li ho visti a Roma...delirio.
Idem incazzato per Immunize :(

Raibaz curiosità sui south central, che per caso la cagata di rmx di smells like teen sprit era questa qua?

http://www.youtube.com/watch?v=UyJX37Yrzp0

fede ha detto...

Collegandomi anche al sottotitolo del tuo blog straordinariamente reynoldsiano posso affermare che visti gli album di prodigy e pendulum nonchè l'ultimo singolo iperradiofonico di Caspa siamo ormai giunti al revival della happy hardcore

PS: no barking non ce l'ho tra le mani

Raibaz ha detto...

In realtà l'origine di quella frase lì è dibattutissima, io l'ho vista attribuita a Frank Zappa, a Elvis Costello, a Miles Davis e ad Alan P. Scott, che ne scrive qui:

http://www.paclink.com/~ascott/they/tamildaa.htm

@Lorenzo no, direi di no...me lo ricordo molto più brutto anche di questo che già fa cagare a spruzzo :)

lima ha detto...

giusto per curiosità...ma che male c'è a suonare vecchi dischi? mi riferisco al commento sui dj che hanno fatto apertura mettendo i simian mobile disco..

cioè,anche a josh wink (non dico un dj a caso) gli ho sentito suonare you don't know me di armand van helden..non proprio attuale

Raibaz ha detto...

Be c'è una certa differenza tra un disco vecchio che non si sentiva in giro da un po' e una hittona sputtanata che suoni solo perchè non hai idee migliori...anche a me capita di recuperare vecchie perle, ma di certo non mi metto a risuonare Heater di Samim o Trompeta di Sis.

Personalmente, We are your friends mi aveva stufato già la seconda volta che l'ho sentito, prima che lo suonassero cani e porci, suonarlo adesso per me è un segnale evidente di mancanza di idee e personalità, ma non è un problema legato strettamente all'età anagrafica di un disco, un disco brutto è brutto anche appena uscito :)