giovedì 9 dicembre 2010

Clubbing in NYC

Pensi al clubbing a New York City e subito viene in mente uno di quei posti che, nel bene e nel male, hanno fatto la storia della club culture, lo studio 54 con la sua selezione rigidissima e il pubblico di vip, ma anche a posti ugualmente storici come Stonewall Inn da cui il pubblico ha iniziato a sentir nominare la musica house; pensi a come, partendo da lì, si è evoluto il clubbing in tutto il mondo e ti aspetti di trovare posti giganteschi, superclub allo stato dell'arte da far invidia ai club più famosi d'Europa.

Il Cielo, fondamentalmente, me lo immaginavo grosso come il Trouw, stylish come il Cocoon e devastante acusticamente come il Berghain: in fondo tra i suoi attuali resident ci sono Kevorkian e Louie Vega, gente che quando viene da noi fa tranquillamente presenze a quattro cifre e tra quelli passati c'è gente tipo Sasha e Digweed, giusto per dirne un paio.

Mi immaginavo un superclub su venticinquemila livelli, con sessanta ore di coda popolata da opere d'arte più che da persone, pronte a sommergere di gioia il resident di turno Francois K. e il suo ospite Dimitri from Paris.

Surprise, surprise, arriviamo all'una e qualcosa e in coda non c'è nessuno: vabbè, è lunedì sera, i nuiorchesi fanno quasi tutti i freelance ma durante la settimana non c'è casino in giro per il meatpacking district come nel weekend, poi magari è già tardi e sono già tutti dentro, checcazzo magari ci siamo persi Kevorkian ossignore no dai speriamo di no...infatti, no.

Il batterista franconuiorchese e Dimitri from Paris stanno suonando back to back da chissà quando, ma la sorpresa delle sorprese è il club: niente palchi sopraelevati, tavoli di cristallo, astronavi in console o laser, il Cielo è un capannone piuttosto piccino (azzarderei che con 500 cristiani lo si riempie e con meno di 700 lo si stipa), rivestito internamente in legno che fa tanto chalet e con poco altro che qualche disco ball e un inevitabile Funktion one, senza alcuna sovrastruttura quindi ma comunque con un sacco di classe che si nota da dettagli come la mensola coi profumi free in bagno, perfetta per il ballerino a rischio pezzata.

Anche la folla è completamente diversa dalle aspettative: sarà il lunedì sera, sarà che in USA house e techno non hanno mai avuto stabilmente pubblici da grandi numeri (fatta eccezione ovviamente per i megaeventi) e che negli ultimi anni sono stati soppiantati come punta di diamante del clubbing dall'rnb e quelle cacate lì, fatto sta che lunedì sera al Cielo ci saran state massimissimo duecento persone, tutte molto istruite e consce della situazione, al punto che quando Dimitri ha suonato un disco col giro di piano di Marshall Jefferson per poco non volavano i reggiseni, tutte festose e gioiose come prevede la liturgia dei party house delle origini.

Ciao, sono anziano ma mi difendo ancora daddìo

E "delle origini" è anche il set della leggenda e del parigino, che palleggiano avanti e indietro tra cose di vecchissima scuola che odorano di Paradise Garage e roba nudisco: particolarmente interessante è vedere Kevorkian suonare col piglio del resident, quello che "qui siamo a casa mia e fate quello che cazzo dico io", anzichè con l'atteggiamento dell'ospite "faccio le mie X ore di set, vi dò quello che vi aspettate da un mio set e mi levo di culo", che gli consente di cambiare passo più e più volte, ovviamente mantenendo la coerenza che si confà a un dj del suo calibro ma saltando agile come un ninja dalla garage house alle castagne dub techno di Deadbeat su Wagon repair, per poi chiudere ricordando a tutti i suoi inizi da batterista con percussioni latineggianti che si accavallano l'un l'altra sempre più, crescendo di velocità e groove a oltranza fino a esplodere nel gran finale, una Belo horizonti che ci manderebbe a casa tutti contenti se nel pubblico non ci fossero anche degli altri italiani che a colpi di "po, po po po po pooo poooo", fomentato anche dai poveri americani ignari di quale immane sventura sia l'orrido coro, lo costringono a mettere un ultimò ultimò.

Grazie a dio ce ne battiamo il cazzo di queste scene pietose e ce ne andiamo, con la convinzione che, ancora una volta, oltreoceano stanno un pezzo avanti a noi e hanno capito che il futuro del clubbing sono i party intimi, con pochi appassionati desiderosi di fare festa tutti assieme, senza fronzoli minchiate sovrastrutture inutili e dannose.

Speriamo che questa tendenza, già presente in alcune sporadiche eccezioni, diventi la regola anche qui da noi.

3 commenti:

Gandalf ha detto...

Scusa Bazzo,

ma non sono d'accordo su un paio di cose. Confermate da molti dj miei ospiti che hanno avuto l'occasione di suonare negli USA e a NY.

- Intanto la scena di NY e del Cielo in particolare non è intima per scelta... ma intima perché negli States la scena House - Techno che piace a noi è in piena crisi... a NY ci saranno 1.000 persone su 10 milioni che seguono questa scena.

- Hai voglia a dire che François K fa il padrone di casa e se ne fotte se ci sono 200 persone... quando poi per una data in Italia guadagna 10.000 euro... me ne fotterei anch'io e suonerei tranquillamente gratis! Quindi non auspicare troppo le situazioni intime... perché vorrebbe dire che siamo tutti dal culo!!

Raibaz ha detto...

Capisco perfettamente il tuo punto di vista, ma non posso dire di condividerlo.

Non ho detto che la scena del Cielo sia intima per scelta, anzi so anch'io che è così perchè è in pesante crisi (lo dicevo anche nel post originale :)), solo che secondo me non è una cosa negativa.

Dal mio punto di vista di utente finale che non deve ricavare nessun ritorno economico dalle serate (punto di vista diverso dal tuo di organizzatore, quindi), tra 200 persone "acculturate" e 1000 ragazzini il paragone non si pone nemmeno.

Poi chiaro che dovendo fare i conti con l'aspetto economico quello "culturale" passa in secondo terzo quarto quinto piano (salvo qualche rara eccezione che non serve ripetere che riesce almeno a pareggiare le spese mantenendo un livello eccellente), ma è inutile che ci raccontiamo che l'epoca dei superclub non è finita: i numeri giganti di poco tempo fa non erano assolutamente sostenibili, sia in termini economici che di presenze, per cui un grosso ridimensionamento è già iniziato da un po', lo sai tu meglio di me, e credo continuerà fino ad arrivare ai livelli di NYC e del Cielo.

Non dovendoci campare, la cosa non può che farmi piacere, anche se mi rendo conto che per un organizzatore significhi doversi fare il culo molto più di "chiamo il primo Fritz Kartoffeln da Berlino e prendo 10 pischelli pagati due consumazioni per portarmi tutti i loro amici", ma mi risulta che tu già ora non organizzi party così :)

emiliano ha detto...

se tanto mi dà tanto.. un mio amico è stato a new york e mi ha raccontato di una serata al cielo con kevorkian, forse ho identificato i colpevoli della caciara :D