domenica 17 giugno 2012

Sonar 2012, parte I: un tranquillo giovedì di scoperte

Poteva mancare il post lunghissimo in cui vi racconto tutte le cose nuove e meno nuove che ho visto negli ultimi tre giorni al festival di musica avanzata di Barcellona?

Ma non se ne parla nemmeno, per cui senza ulteriori indugi comincio a snocciolarvi, in rigoroso ordine cronologico, i personaggi che hanno popolato il mio lungo weekend di esplorazioni musicali, partendo ovviamente dal giovedì, giorno che solitamente è un po' più loffo e fatto di svaccamenti sul prato sintetico al fine di conservare le energie che verranno ampiamente esaurite nei giorni successivi, ai quali verranno dedicati altri post successivamente in modo da non rendere questo più lungo della Treccani.

Nella lineup del giovedì, oltretutto, non c'è nessuno che mi interessi davvero prima delle 20, per cui ho ampiamente modo di recuperare lo sbattimento del viaggio con una pennichellina e dirigermi con calma al MACBA insieme ai miei amici e coinquilini, la spina dorsale di Exprezoo records, verso metà pomeriggio, quando nel tendone del SonarDome sponsorizzato RedBull (nota di folklore: la RedBull oltre a sponsorizzare un sacco di eventi fighi ha sempre delle idee di marketing geniali, adesso a tutti i festival che sponsorizzano se compri una delle loro bevande da acidità di stomaco ti regalano 100 minuti di wi-fi gratis, manna dal cielo per noi turisti stranieri senza traffico dati) stanno suonando degli sconosciuti Sizarr, che sono proprio quello che ci vuole per iniziare a dovere i tre giorni e che anticiperanno, un po', il tema portante dell'intero weekend, col loro poppettino tranquillo basso-ghitarra-batteria-synthini da "un po' me la ballicchio un po' me la canticchio un po' mi svacco sulla moquette bevendo una birrettina".

Morale, neanche mezz'ora che sono dentro al Sonar, giusto il tempo di comprare del merchandise (la borsa di quest'anno è finalmente figa, a differenza di quelle degli ultimi due o tre) e ho già scoperto dei tizi nuovi che voglio approfondire: il paradiso dei nerd musicali assetati di nuove scoperte non si smentisce mai.


Andare in un posto così assieme a degli altri nerd musicali, poi, è il meglio che possa capitare: fossi stato da solo, mi sarei perso il live di Yosi Horikawa che mi ha consigliato l'ottimo Alexei e che è stato una delle cose migliori del Sonar: il piccolo giapponesino (che tra l'altro ha passato tutto il venerdì e il sabato in primissima fila al SonarDome a godersi gli altri artisti) fa delle cose che a sentirle raccontare sembrano una palla alluscinante e la sagra dell'intellettualismo inutile, visto che fa musica basata quasi esclusivamente su field recordings e campionamenti ambientali, ma sentito live è godibile un bel po'.


I field recordings ci sono, ci sono gli scrosci d'acqua e i rumori di fondo della città, ma c'è anche una bella cassa a volte dritta e a volte spezzata a rendere il tutto contemporaneamente molto danzabile e molto orecchiabile, per via della cura giapponese con cui i field recordings sono curati e trattati al fine di costruire un'atmosfera eterea; immaginate un Kaito un po' meno zuccheroso e danzabile, per capirci, e vi fate un'idea di che piacevole sorpresa sia stato.

Nel frattempo, sul palcone del SonarVillage si sta esibendo Flying Lotus col suo ingombrante carico di hype e io, pur non apprezzandolo, decido di dargli una possibilità: resisto solo dieci minuti scarsi al suo tuuun, ci-tun cii tuuun per fintointellettuali e poi decido di tornare sotto il tendone dove ci sono artisti che non hanno bisogno di uno zio famoso per vendere dischi, nella fattispecie un altro sconosciuto per me, un tal Doc Daneeka che sta facendo un set piuttosto godurioso nella sua semplicità, infilando Chez Damier, Todd Terry e i MAW a orario aperitivo per una roba che è, sostanzialmente, "ti piace vincere facile".

Intendiamoci, io li sento sempre volentierissimo, ovvio, ma sei al Sonar, non sei alla sagra della salamella, dovresti fare di più: da rivedere, perchè comunque non è che mi sia sembrato scarso, anzi.

Mi è sembrato così scarso che mi sono menato via e mi sono perso l'inizio dei Mostly Robot, l'interessantissimo progetto a base di improvvisazioni di Jamie Lidell, Tim Exile e un paio di loro amici dello stesso livello, di cui ho sentito dire meraviglie da più parti: arrivo nella sala sotterranea del SonarHall quando ormai è troppo tardi e hanno praticamente finito, e mi rimarrà il rimorso.

Mini pausa-tapa, e poi alle 20 è l'ora di uno degli artisti per cui ho più aspettative, Totally enormous extinct dinosaurs: il suo album, l'ho scritto di recente, è il mio album del 2012 e del suo live ho letto in giro grandi cose, per cui dire che sono venuto a Barcellona solo per lui è un'esagerazione, ma nemmeno troppo grossa.

L'acustica del SonarVillage, non impeccabile in più di un'occasione giovedì, non gli rende giustizia, ma ciononostante il suo live è qualcosa di esagerato, a base di piume di pavone, di ballerine à-la Mauro Repetto vestite da ninja con la coda metallizzata e, ovviamente, delle splendide canzoni di "Trouble" che compaiono quasi tutte nell'oretta di show, dalla title track a "Panpipes", da "Your love" a "Tapes & money", da "American daydream part II" e "Stronger" alle ovvie due hittone, "Garden" e "Household goods".


La mia reazione al live è stata assolutamente scontata, visto che ho cantato come un bambino, goduto molto e fatto due lacrimine sul cantato di "Garden", grazie alla voce molto bella anche se poco audibile per via delle sbatte tecniche della cantante, ma quello che mi ha piacevolmente sorpreso è stata la reazione del pubblico: immaginavo che il grosso talento pop di TEED facesse una buona presa e sapevo della grossa ricettività di una platea come quella del Sonar, ma non mi aspettavo di vedere COSI' tanto fomento, così tanta gente goduta e così tanta gente cantare a squarciagola tanto quanto me: è la riprova che Orlando forse non è un pallino mio personale ma ha davvero un sacco di talento ed è probabilmente destinato a fare grandissime cose.

Il primo giorno di Sonar finisce così, col sorrisone a trentadue denti: di solito la sera del giovedì la si passa tranquilla con una buona cenetta e a letto presto, per evitare di arrivare morti al sabato, ma stavolta era davvero impossibile resistere all'offerta sterminata dei party off: il label showcase della Freerange con Jimpster, Manuel Tur e soprattutto Lovebirds, sotto casa, gratis era irrinunciabile, per cui cambio di programma, ci andiamo.

In realtà prima dei tre della Freerange suonano dei resident che definire imbarazzanti è un eufemismo, per cui la stanchezza del viaggio e del primo giorno di Sonar si impadronisce di noi e riusciamo a sentire giusto un'oretta - comunque ottima - di Lovebirds prima di andare a letto ribadendo che mai più sti cazzo di party Off Sonar organizzati solo per poter dire che hai suonato a Barcellona in quel weekend lì e che nel 99% dei casi sono gestiti col culo e semideserti.

3 commenti:

JImmy ha detto...

Raibaz ma se trovi i party pacco accanto all'hotel, mica è colpa di nessuno :)

Mattia Tommasone ha detto...

Un po' di ragione ce l'hai, ma è vero anche che secondo me dei SETTORDICIMILA party che ci sono a BCN quel weekend lì almeno il 99% sono evitabili nonostante la lineup interessantissima, proprio per via del fatto che c'è veramente troppa roba e metter su situazioni valide al di là degli artisti non è banale.

Ovviamente non è una cosa solo di quest'anno, eh, tre anni fa avevo girato più i party off del festival e ormai sono convinto che non ne val la pena :)

Chissenefrega ha detto...

pure io ho fatto 3 off quest'anno, ma ti dirò... l'anno prossimo anche no